CASORIA – Non sono bastati i moniti, le perizie tecniche e le sentenze del Tribunale. A pochi giorni dal grido d’allarme lanciato dall’avvocato Giuseppe Salzano, la terra ha tremato di nuovo, questa volta nel cuore di Via Santa Croce. Le immagini che giungono dal cantiere notturno sono la fotografia nitida di un paradosso tutto casoriano: operai nel fango, idrovore in azione e l’ennesimo squarcio nell’asfalto che rivela una rete idrica ormai al collasso.
Mentre la città ancora discuteva dei cedimenti di Via Cavour e delle criticità di Via Padre Ludovico e Via Nicola Rocco, Via Santa Croce è tornata prepotentemente alla ribalta.
È attualmente in corso un intervento d’urgenza si per arginare una massiccia perdita d’acqua che minacciava la stabilità degli edifici circostanti.
Le foto parlano chiaro: le cavità originate dalle infiltrazioni persistenti non sono più solo un’ipotesi legale discussa nelle aule di giustizia, ma una realtà fisica che divora il sottosuolo. Operai della manutenzione, immersi nell’acqua torbida, tentano di “mettere una toppa” a un sistema che, secondo gli esperti, necessiterebbe di una sostituzione integrale e non di interventi-tampone.
L’evento sembra dare tragicamente ragione a quanto sostenuto dall’avvocato Giuseppe Salzano nella sua recente e durissima intervista.
Il problema non è solo tecnico, ma politico-amministrativo. Se da un lato il Sindaco esprime vicinanza alle famiglie colpite, dall’altro la macchina comunale appare paralizzata. Via Santa Croce è l’emblema di questo stallo: un edificio già danneggiato che continua a subire la pressione delle perdite sotterranee.
Sta di fatto che Casoria continua a sgretolarsi.
L’appello che sale dalla strada è univoco: basta coprire le “falle burocratiche”, occorre fermare quelle idriche prima che il prossimo cedimento si trasformi in una tragedia irreparabile. La domanda che i residenti di Via Santa Croce si pongono, osservando le pompe idrovore in funzione nella notte, è solo una: chi sarà il prossimo?








