Il Governo si appresta a varare un decreto a favore dei lavoratori: Si chiama Primo Maggio

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di Giovanni Aruta
Il primo maggio è stata la festa del lavoro. E’ una festa che ogni anno porta in strada i sindacati, i lavoratori. Quest’anno a Napoli ci sarà la presenza del governo. Governo che si appresta a varare un decreto a favore dei lavoratori. Un decreto che si chiamerà appunto “primo maggio”.
È infatti in circolazione il decreto legislativo, atteso per il Primo maggio 2026, che raccoglie una serie di misure pensate per alleggerire il carico fiscale sulle buste paga dei dipendenti privati. Si va dalla tassazione ridotta su straordinari e lavoro notturno, ai premi di produttività tassati quasi a zero, fino a un meccanismo inedito che scatta automaticamente quando un contratto collettivo resta scaduto troppo a lungo.
Tutto bene quindi? Sulla carta sì, ma resta un dubbio di fondo: da dove arriveranno i fondi per un simile provvedimento? In Italia, lo sappiamo bene, c’è una situazione economica difficile. Mancano i soldi. Non solo ai lavoratori, mancano i soldi anche al Governo. Che per altro è costretto a fare i conti con la Comunità Europea che ha messo paletti fortissimi, non si può superare il 3% annuale di indebitamento. Ora è evidente che le guerre che ci sono in questo momento, non solo quella tra Russia e Ucraina, ma soprattutto quella tra Usa e Iran hanno comportato un aumento di spesa non indifferenza. Basti pensare all’aumento del costo del Petrolio. Il ministro Giorgetti nei giorni scorsi ha provato a chiedere alla Comunità di poter sfondare il muro del 3%, ma la Comunità da questo orecchio non ci sente. E nonostante lo stesso ministro abbia dichiarato che l’Italia sfonderà il muro, è difficile ipotizzare che poi le cose vadano davvero in questo modo. Ora è probabile che l’Italia, oltre ad altre nazioni dell’U.E. non ce la faccia a rispettare questo limite. Le guerre comportano sempre aumenti di costi fuori da ogni tipo di preventivo. Ma sarà possibile fare accettare in Europa un decreto come quello chiamato “primo maggio”?
Dubitarne è quanto meno lecito. Vediamo come andrà a finire, resta però l’amaro in bocca. Anche alla luce di una considerazione che va fatta. Le difficoltà economiche stanno generando un sempre più massiccio esodo di giovani. Giovani di cui l’Italia si fa carico al momento della loro preparazione, e che sono poi costretti ad emigrare per trovare lavoro giustamente retribuito.