Undici anni di attesa, di sacrifici, di ripartenze. E oggi, finalmente, il Savoia torna tra i professionisti. Una promozione in Serie C che ha il sapore di un riscatto collettivo, costruita nel tempo con lavoro, identità e la capacità di trovare lungo la strada gli uomini giusti al momento giusto.
Tra questi uomini c’è Pasquale Pisacane, centrocampista di Casavatore — dove è nato, cresciuto, e dove tuttora vive con la sua famiglia. Un ragazzo del posto, nel senso più autentico del termine. Nel cuore del centrocampo biancoscudato ha trovato la sua dimensione naturale, diventando nel corso della stagione uno degli ingranaggi indispensabili della macchina oplontina. Un motorino inesauribile — corsa, pressing, sacrificio, intelligenza tattica — capace di dare equilibrio nella fase difensiva e di alimentare la manovra in quella offensiva. Il tipo di giocatore che non sempre finisce sui tabellini dei marcatori, ma che gli allenatori e i compagni sanno riconoscere come insostituibile.
Casavatore, comune della cintura metropolitana di Napoli, non occupa spesso le pagine sportive. Ma oggi ha tutto il diritto di festeggiare. Perché in questa promozione storica c’è anche la sua firma — quella di un figlio del paese che non ha lasciato le sue radici, che ogni giorno torna a casa tra la sua gente, e che oggi porta a Casavatore un pezzo di un traguardo atteso da un’intera città per oltre un decennio.
Le grandi imprese collettive sono sempre la somma di storie individuali. Quella di Pisacane è una di quelle storie che vale la pena raccontare: un ragazzo di Casavatore che, restando sé stesso, ha messo il suo nome su una pagina di storia del Savoia.







