ARZANO, CASAVATORE E CASORIA, BILANCIO DI UN ANNO IN CHIAROSCURO: IL 2025 TRA CRISI DI NERVI, RIFLETTORI ACCESI E CITTÀ AL PALO

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Il 2025 volge al termine lasciando dietro di sé una scia di veleni, rimpasti dell’ultima ora e un senso di insicurezza che attraversa, come un filo rosso, i comuni di Arzano, Casavatore e Casoria. Se le festività natalizie dovrebbero rappresentare un momento di tregua, la politica locale non sembra intenzionata a deporre le armi. Il bilancio di fine anno per l’hinterland napoletano racconta di tre amministrazioni in affanno, seppur con sfumature diverse, accomunate da un distacco sempre più marcato tra il “palazzo” e la strada.
Ad Arzano il clima è da “fine impero”. L’amministrazione guidata dalla Sindaca Cinzia Aruta è ufficialmente entrata nella fase dei titoli di coda. L’ultimo Consiglio Comunale dell’anno non è stato una sede di confronto democratico, ma il teatro di un “penoso” scaricabarile collettivo. La maggioranza, un tempo granitica attorno al binomio De Mare-Gallo, si è letteralmente sgretolata sotto il peso di una gestione fallimentare che ha visto la città scivolare in una crisi d’identità senza precedenti.
I cittadini non perdonano alla Sindaca quella che viene definita la politica degli “scienziati”: l’importazione di assessori e dirigenti da altri comuni, pagati con profumate indennità attinte dalle casse comunali, mentre le eccellenze del territorio venivano sistematicamente ignorate. Ma a far saltare il banco è stata l’insensibilità istituzionale verso temi caldi come l’installazione della famigerata “cabina primaria”. Mentre la stampa denunciava e i cittadini scendevano in piazza, l’amministrazione si trincerava dietro un muro di gomma, bollato oggi dagli stessi ex alleati come un errore imperdonabile.
E mentre la politica litiga, la microcriminalità galoppa. I furti alle attività commerciali sono aumentati a dismisura, ma la risposta del primo cittadino è stata gelida: “È tutto fisiologico”. Una frase che resterà scolpita nella memoria degli arzanesi come il simbolo di una resa totale dello Stato locale davanti alla delinquenza. Ora, la maggioranza prepara la sfiducia formale entro febbraio: un tecnicismo necessario non solo per staccare la spina, ma soprattutto per impedire una ricandidatura della Aruta, nel disperato tentativo dei consiglieri uscenti di “rifarsi la verginità” politica in vista delle prossime elezioni.
Spostandoci a Casavatore, il panorama non è più rassicurante. La giunta guidata dal Sindaco Celaj si è insediata da appena sette mesi, ma l’entusiasmo della campagna elettorale sembra già un ricordo sbiadito. Dei grandi cambiamenti promessi non v’è traccia nei fatti, ma solo nei post sui social, dove però iniziano a piovere critiche pesanti.
Casavatore appare oggi come una cittadina insicura e trascurata. Il sistema di videosorveglianza, che dovrebbe essere il primo baluardo contro il degrado, funziona a singhiozzo, mentre la carenza di forze dell’ordine sul territorio rende le serate dei residenti un esercizio di speranza. Il decoro urbano è ai minimi termini e, paradossalmente, persino i lavori pubblici sono diventati fonte di preoccupazione: operai delle ditte appaltatrici sono stati più volte sorpresi a lavorare senza i minimi presidi di sicurezza, sotto gli occhi di una polizia municipale e di un ufficio tecnico che sembrano distratti.
A completare il quadro di inefficienza è l’Ufficio Tributi. In un dicembre già economicamente complesso per le famiglie, il Comune ha pensato bene di inviare a tappeto avvisi di accertamento IMU per l’anno 2020 riguardanti l’abitazione principale. Una svista clamorosa, visto che la prima casa non è assoggettata all’imposta, che ha scatenato il caos tra i contribuenti, costretti a districarsi tra burocrazia e sportelli per veder riconosciuto un diritto ovvio.
Infine Casoria, dove la parola d’ordine del Sindaco Raffaele Bene è stata “rimpasto”. Per rilanciare un’azione amministrativa stagnante, il primo cittadino ha deciso di azzerare la presenza del Partito Democratico in giunta. Un siluramento in piena regola che, di fatto, ha spostato parte del PD sui banchi dell’opposizione, ridisegnando i confini della una maggioranza.
Peraltro, la mancata elezione di Rossella Casillo, figlia del “factotum” locale Tommaso, ha creato una faglia profonda. Nonostante la sconfitta personale, i casilliani vantano ancora sei consiglieri comunali: una forza d’urto capace di condizionare ogni singola delibera. In questo scacchiere di potere, i problemi della città restano sullo sfondo, irrisolti. E le condizioni in cui versa la villa comunale sono emblematiche.
L’unica nota positiva? Le luminarie natalizie. Quest’anno sono state definite “migliori del passato”, un magro consolato per una città che, spenti i festoni, dovrà tornare a fare i conti con servizi sociali inefficienti, viabilità congestionata e una politica più attenta ai pesi elettorali che ai bisogni delle periferie.
Si chiude così un 2025 con i tre comuni che si palesano come un cantiere politico aperto, ma privo di un progetto architettonico chiaro. Arzano corre verso il commissariamento, Casavatore affoga nell’inefficienza e Casoria si perde nei rimpasti. Per i relativi cittadini, l’augurio per il 2026 è che il “riscatto” non sia più solo uno slogan elettorale, ma una realtà tangibile fatta di strade sicure, uffici funzionanti e amministratori capaci di guardare oltre la propria poltrona.