di Giovanni Aruta. Il diritto allo sport, recentemente elevato a principio fondamentale della Costituzione italiana, si scontra con una dura realtà in diversi comuni dell’area nord di Napoli. A Casavatore, Casoria, Grumo Nevano e Arzano, gli stadi comunali sono chiusi, o inagibili da anni, con conseguente impossibilità per i cittadini, in particolare per i giovani, di praticare attività fisica in strutture adeguate e dignitose. Il che fa il paio con pseudo piste ciclabili realizzate a Casoria, per molti tratti impraticabili perché insidiose o occupate da veicoli in sosta; piste ciclabili che, a Casavatore e ad Arzano, sono addirittura del tutto assenti.
A Casavatore, la situazione è particolarmente frustrante: nonostante i lavori di riqualificazione siano stati completati, lo stadio resta inutilizzabile per ragioni che sanno di paradosso burocratico: l’impianto di illuminazione non funzionante impedisce l’espletamento di allenamenti o eventi serali. L’Amministrazione, tuttavia, non sembra intenzionata a rimediare alla defaillance: l’intento pare essere piuttosto quello di affidare a terzi il campo sportivo, con l’impegno del concessionario a rimediare al deficit in questione. Chiaramente, questa scelta comporta un minor gettito nelle casse comunali, assumendosi il gestore tale onere economico. Altro neo è la pista di atletica leggera circostante il campo stesso, utilizzabile esclusivamente per i cittadini che intendono praticare una mera passeggiata. In buona sintesi, il campo è stato recuperato a metà: la pista di atletica, essenziale per diverse discipline sportive e per l’utenza scolastica, è tuttora inutilizzabile.
Di fatto, un impianto formalmente “completato” rimane chiuso alla cittadinanza. Che vede un imponente impegno economico, che ancora oggi si riverbera sulle proprie finanze, trasformato in un’opera incompiuta e inidonea ad essere utilizzata per l’uso cui è destinata. Ad ogni modo, pare che nel prossimo Consiglio comunale dovrebbe discutersi proprio dell’affidamento delle strutture sportive. Tema già affrontato nella competente commissione consiliare, sebbene con qualche inconveniente legato, in prima convocazione, ad un ordine del giorno ritenuto fuorviante dalle minoranze, con conseguente rinvio ad altra seduta.
Ad Arzano, invece, la chiusura dello stadio non è una questione di mesi, ma di lustri. Una paralisi pluriennale che ha privato intere generazioni di un punto di riferimento sportivo.
Ma, finalmente, si è mosso qualcosa: sono stati reperiti i fondi necessari per avviare le opere di ristrutturazione: ben 1,7 milioni di euro. E, recentemente, è stato dato impulso all’iter per l’affidamento dei lavori. Eppure, il merito di tutto ciò non è dell’attuale Amministrazione di centro-sinistra, ma dell’impegno del senatore Franco Silvestro. Il quale, infatti, ha dichiarato: “Grazie alla sinergia tra Parlamento e Governo si avvia un intervento fondamentale per la riqualificazione di un’infrastruttura strategica, destinata a diventare nuovamente punto di riferimento sociale e aggregativo”. Intanto tra poco si conoscerà il nome della ditta appaltatrice che inizierà i lavori di ristrutturazione dello stadio.
A Casoria, lo stadio è anch’esso chiuso. E, manco a dirlo, anche in questo caso, la strategia dell’Amministrazione sembra essere quella dell’affidamento esterno. I cittadini confidano, pertanto, nel buon esito dell’intento, visto che il tema della concessione delle strutture sportive è da tempo foriero di dispute e scontri interni alla stessa maggioranza. Scontri che, sistematicamente, hanno finito per paralizzare il prosieguo di ogni decisione: un esempio lampante di come le dinamiche politiche interne possano prevalere sul benessere e sui diritti della cittadinanza, ad onta delle garanzie contemplate dalla legge.
A Grumo Nevano, lo stadio chiuso da tre anni quasi con la squadra del presidente Luigi Eucalipto costretta ad emigrare nei comuni limitrofi. Attualmente gioca le gare interne a Succivo in provincia di Caserta. Ma in questi giorni è stata annunciata dal sindaco Umberto Cimmino che i lavori di ristrutturazione inizieranno in tempi brevi, grazie al finanziamento dei fondi del PRNN.
In tutti e quattro i comuni, insomma, la chiusura degli stadi non è solo un disagio logistico per le società sportive, ma una negazione di un diritto tutelato dalla Carta Costituzionale. Lo sport non è un lusso, ma un veicolo di salute, inclusione sociale ed educazione civica.
La sfida per le Amministrazioni locali non è solo quella di reperire fondi, ma di superare l’inefficienza burocratica e i conflitti politici interni che, oggi più che mai, tengono chiuse le porte degli stadi al futuro sportivo del territorio.








