di Vincenzo Piscopo- In Italia l’evasione fiscale rappresenta una vera e propria emergenza che mina la stabilità del sistema e soprattutto gli obiettivi di welfare che lo Stato si pone. L’evasione fiscale supera stabilmente, nel nostro Paese, la cifra di 100 miliardi di euro l’anno. Un problema enorme, della cui gravità molti cittadini si rendono conto solo quando, annualmente, vengono pubblicati i dati ora citati.
Inoltre, fra i circa 30 milioni di persone che nel 2025 hanno chiesto la Dichiarazione Sostitutiva Unica per accedere a bonus e agevolazioni (sconti su bolletta elettrica, sulle tasse universitarie dei figli, servizi sociosanitari, ecc), insieme ai poveri veri, ci sono anche i poveri finti: un vizio antico del quale non ci siamo mai vergognati.
I comportamenti scorretti dei contribuenti consistono nel dichiarare meno entrate o profitti rispetto a quanto effettivamente prodotto e venduto. La forma più semplice e scolastica di evasione fiscale è la omessa fatturazione da parte di una impresa che vende un prodotto e somministra un servizio o la tipica mancata emissione di uno scontrino fiscale da parte del commerciante nei confronti del cliente.
Quello dell’evasione fiscale è, in Italia, un problema sempre attuale nonché trasversale, in quanto interessa tutte le Regioni del nostro Paese, anche se con percentuali diverse. Inoltre, la figura dell’evasore fiscale è purtroppo “rivestita” da tutte le tipologie di contribuenti. Evadono, infatti, alcuni dipendenti (pubblici o privati) che svolgono un doppio lavoro in violazione di legge, evadono piccoli e grandi imprenditori, evadono medici, professionisti, evadono le aziende. Ci sono contribuenti che, a fronte della prestazione professionale resa o del bene ceduto, non emettono un documento fiscale con la indicazione dell’importo ricevuto.
Un danno assai rilevante per le casse dello Stato riguarda le società cosiddette “cartiere”, che ogni anno si rendono responsabili di frodi in danno del bilancio italiano e dell’Unione europea per miliardi di euro attraverso il sistema delle false fatturazioni per operazioni soggettivamente ed oggettivamente inesistenti.
Certamente a nessuno piace pagare le tasse, però occorre ricordare che contribuire, in virtù delle proprie possibilità, alle spese dello Stato è un dovere fondamentale di ogni cittadino, come recita l’articolo 53 della Costituzione italiana. Non ci si può poi lamentare se tante cose in Italia non funzionano, come ad esempio i servizi pubblici, le strutture ospedaliere, la manutenzione delle strade, i servizi per la sicurezza dei cittadini ed altro. Se tante persone evadono le tasse è ovvio che le conseguenze per lo Stato siano una inadeguata garanzia di efficienza nei settori sopra elencati: probabilmente il senso civico di molti nostri connazionali è ben lontano da quello di altre democrazie occidentali.
Attraverso i risultati comunicati ogni anno dall’Agenzia delle entrate emerge un quadro a dir poco sconfortante: in pratica accade che un lavoratore dipendente (pubblico o privato che sia), ovvero un pensionato, dichiari (in diversi casi) più di un imprenditore, di un professionista, di un medico, ed in tal modo, nonostante abbia a carico moglie e figli e magari paghi anche un mutuo o l’affitto di casa, il dipendente e il pensionato in questione si trovi a far parte, suo malgrado, della categoria dei soggetti a reddito medio – alto.
Sono clamorosi, poi, quei casi in cui un imprenditore dichiara un reddito addirittura inferiore a quello dei propri dipendenti.
Spesso gli accertamenti realizzati dalla Guardia di Finanza hanno evidenziato che alcuni soggetti senza reddito o con un reddito molto basso, erano in realtà proprietari di auto di lusso, imbarcazioni, immobili, ville al mare.
Quando si viene a conoscenza di queste notizie l’opinione pubblica giustamente si indigna e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni cala, nonostante il forte l’impegno degli appartenenti alle “Fiamme gialle” e di tanti dipendenti del MEF per la lotta all’evasione fiscale.
Se si riuscisse a sconfiggere, o quanto meno a dimezzare, questo triste e diffuso fenomeno, probabilmente in pochi anni il debito pubblico del nostro Paese calerebbe vistosamente e l’economia tutta ne trarrebbe enormi benefici.
Alcuni dei rimedi per la lotta all’evasione fiscale potrebbero essere:
• una sensibilizzazione dei mass media, e quindi dell’opinione pubblica, sulla necessità di contribuire al pagamento delle tasse, allo scopo di prevenire il verificarsi del fenomeno;
• un incremento numerico delle forze deputate al controllo ed alla lotta all’evasione fiscale;
• una ottimizzazione delle forze esistenti, magari implementando e innovando i mezzi e gli strumenti attualmente in possesso;
• una adeguatezza legislativa e soprattutto una certezza delle sanzioni da applicare nel caso di accertata violazione alle norme penali e tributarie in materia.
Come sempre, tocca alla politica trovare, se si vuole, la soluzione al problema. Sono questi (e non altri) i temi di cui il Parlamento, e soprattutto chi ci governa, dovrebbe occuparsi ogni giorno, cercando di ridurre anche la pressione fiscale che ha raggiunto la cifra record del 43,1%, ovvero il livello più alto dal 2014 a oggi.
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