DIVERSITA’-DIFFERENZA-UGUAGLIANZA-LIBERTA’: LEGAMI DI “AMORE”.

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(Giusy Cirillo) Da decenni si discute del significato e dell’importanza della “Diversità”, che non deve essere confusa con la Differenza. Il dibattito è abbastanza articolato perché investe tutti oggi, come in passato e lo sarà per le future generazioni. Diventa, perciò, imprescindibile il ricorso all’interpretazione del concetto di “Uguaglianza” perché i due concetti sono intimamente legati. Quest’ultimo è considerato parte del patrimonio culturale-filosofico-giuridico dell’Occidente e fulcro sostanziale della nostra Costituzione, dove all’art.3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza discriminazioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Nel documento più rappresentativo, a carattere politico-morale della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” (ONU-1948), considerato il primo della Storia in cui vengono proclamati diritti umani validi universalmente, ossia in ogni tempo e in ogni luogo, si legge: “Tutti gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di conoscenza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” e quanto sancito lo rende questa quasi una sorta di manifesto ideale della cittadinanza globale.
È manifesto che si attribuisce ad essa un valore universale perché implica pari dignità ed opportunità, ma, al contempo, risulta alquanto difficile e bicefala, ossia ha due teste; per un verso è “identità”, per l’altro è “giustizia”. Lo stesso filosofo greco Aristotele (Atene, IV sec. a. C.), considerato a giusta ragione il più innovativo ed universale di tutti i tempi, riteneva: “Ingiustizia è ineguaglianza. Giustizia è eguaglianza”. È possibile distinguere varie tipologie di eguaglianza: politica, sociale, giuridica e ed economica radicale. In questa sede, può essere interessante considerare il punto di vista del politologo Sartori (2008), il quale pone attenzione a quella di opportunità, anch’essa bicefala, intesa con accezioni contrastanti, da un lato, le uguali opportunità conseguono a un “eguale accesso”, dall’altro lato, sono date da “eguali partenze”. Scrive: “Nel primo caso si chiede eguale riconoscimento per eguali meriti ed eguali capacità. […] promuove una meritocrazia: […] eguali opportunità di diventare diseguali. Nel secondo caso si chiede che le condizioni di partenza vengano rese eguali. Così, mentre l’eguale accesso rimuove ostacoli, le eguali partenze sono partenze da fabbricare. […] La prima è l’eguaglianza liberale, la seconda è l’eguaglianza marxista”.
Si consideri anche la frase dello scrittore e regista Pier Paolo Segneri (1973): “Siamo uguali perché siamo diversi”. Tuttavia, abbiamo diversità (lingua, cultura ecc.), che ci uniscono, ci arricchiscono, ma non differenze perché queste dividono e creano disuguaglianze; queste ultime possono essere declinate in diverse tipologie, per esempio, “sociali” quando gli individui di una certa società non hanno uguale accesso alle risorse che questa mette a loro disposizione, di “ricchezza economica”, ovvero le persone più ricche sono considerate più fortunate, in quanto possono usufruire di una gran quantità di opportunità che le persone più povere non hanno, di “prestigio” nel senso del godere di un alto o positivo grado di considerazione per il singolo individuo o per un gruppo sociale, condizione che diviene fonte di favori e facilitazioni da parte degli altri, non ultime “di istruzione” perché le risorse culturali per chi le possiede possono offrire vantaggio nel cogliere le opportunità della vita, leggere il significato degli avvenimenti e utilizzare il giusto linguaggio per imporre o far rispettare la propria volontà.
L’uguaglianza diventa sinonimo di coesione, di diversità e rifugge l’omologazione, intesa come assenza di diversità. Perciò, possiamo affermare che il principio di uguaglianza si pone a contrasto delle ingiustizie e delle differenze, così la lotta a queste diventa sinonimo della lotta per il considerare le persone uguali, pur nelle loro tante diversità, da cui discende il riconoscimento dei diritti-doveri di ogni individuo. Pertanto, la diversità si configura come uguaglianza, il valore della diversità, non dimenticando che l’uguaglianza è il Diritto (in Costituzione).
Allora diventa un dovere chiedersi, è possibile la diversità senza la Libertà? Ad una prima sfuggente considerazione si potrebbe pensare che esiste una contraddizione in termini, invece l’una è il presupposto dell’altra. La spiegazione di ciò risiede nella complessità e, al tempo stesso, nella dinamicità, insite nello stesso significato di questa parola, libertà, che ha attraversato tutto il processo evolutivo della storia umana, in cui interi popoli e generazioni si sono sacrificate, battute perché trionfasse sulle sopraffazioni, discriminazioni, violazioni e garantisse la conquista più importante per l’essere umano, ossia la propria irriducibile individualità e unità rispetto ai poteri che lo sovrastano.
Eppure dopo tanti secoli e tante conquiste, oggi, la libertà, e tutto ciò che ad essa è legato, risulta minacciata o limitata da un evento contemporaneo, definito come una svolta rivoluzionaria senza precedenti, che ha già modificato e continuerà a farlo inesorabilmente la nostra esistenza: la globalizzazione, considerata un vasto e complesso fenomeno, connesso all’incremento dell’integrazione economica e socio-culturale tra le differenti aree del mondo, che ha suscitato un vivace e proficuo dibattito sulle sue conseguenze positive e negative di maggior impatto. Il sociologo polacco Bauman (1925-2017) individua in essa la causa dell’attuale società divenuta indefinibile, inafferrabile, liquida e la dimensione della solitudine a cui l’uomo si abbandona, condizioni che fanno vacillare le sicurezze raggiunte nel tempo.
Una sola domanda: la libertà è ancora garanzia di diversità e quindi di uguaglianza? Dobbiamo crederlo per il bene e per il progresso della nostra umanità.

Foto Fonte: Arte Svelata.