CASORIA, ORDINANZA SULLE CAVITÀ: CITTADINI OBBLIGATI A VERIFICHE IMPOSSIBILI IL COMUNE SCARICA SUI PRIVATI LA RESPONSABILITÀ DI UN TERRITORIO FRAGILE. MA COME POSSONO SAPERE COSA C’È NEL SOTTOSUOLO?

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CASORIA – Sessanta giorni per ispezionare le cavità antropiche sotto casa. Novanta per produrre relazioni tecniche complete. Obbligo di mettere in sicurezza gli immobili. Peccato che i destinatari dell’ordinanza sindacale n. 23 del 31 gennaio 2026 – proprietari, affittuari, persino semplici possessori a qualsiasi titolo – non abbiano la minima idea se sotto i loro edifici esista o meno una voragine.
L’ordinanza emessa dal sindaco di Casoria Raffaele Bene impone a tutti i titolari di immobili insistenti su cavità antropiche di provvedere, a proprie spese e con tecnici abilitati, a verifiche strutturali urgenti. Un provvedimento che solleva più interrogativi che certezze e che rischia di trasformarsi in un boomerang per migliaia di cittadini ignari.
Le contraddizioni dell’ordinanza
Il documento ammette candidamente nelle premesse che il centro storico di Casoria presenta “estrema fragilità geotecnica” con ben 84 cavità censite. Molte di queste, si legge nell’atto, “si presentano in condizioni precarie o non è possibile accedervi in quanto sono ostruite”.
La domanda sorge spontanea: se le cavità sono censite dal Comune, se molte sono inaccessibili, se risalgono a oltre un secolo fa (l’ordinanza cita manufatti del 1900 ceduti il 23 gennaio scorso in via Cavour), perché l’onere della verifica ricade sui privati cittadini che potrebbero non sapere nemmeno di vivere sopra un vuoto?
Ma c’è un elemento che nell’ordinanza non compare, e che pure risulterebbe centrale nella vicenda: lo stato delle condutture idriche comunali. Secondo quanto emerge da fonti locali, le perdite della rete idrica sarebbero documentate da tempo, persino in sede giudiziaria, con foto e video che testimonierebbero infiltrazioni continue.
Ebbene, le perdite idriche contribuiscono in modo preponderante al degrado delle cavità sotterranee. Pertanto, la responsabilità sarebbe in capo al gestore del servizio o al Comune, non certo ai privati. Eppure, di questo nell’ordinanza non c’è traccia.
“È evidente che si sta cercando di scaricare sui cittadini responsabilità che sono pubbliche”, sostiene l’avv. Giuseppe Salzano, che è tuttora professionalmente impegnato su casi analoghi. “Le condutture sono infrastrutture pubbliche. Se perdono acqua e causano dissesti, non può essere il proprietario di casa a pagarne le conseguenze”.
Particolarmente contestata è l’estensione degli obblighi anche ai “detentori” degli immobili. In pratica, anche chi vive in affitto dovrebbe farsi carico di verifiche strutturali costose su un immobile che non gli appartiene.
“È giuridicamente insostenibile”, spiega il citato avvocato Salzano. “Un affittuario non ha titolo per disporre di indagini invasive sull’immobile altrui, né tantomeno ha le risorse economiche che questa ordinanza presuppone. Siamo di fronte a un obbligo impossibile da adempiere”.
A chiudere l’ordinanza, una clausola che suona come un avvertimento: “Restano ferme le eventuali responsabilità di natura civile, amministrativa e penale connesse all’omessa manutenzione, messa in sicurezza e prevenzione dei rischi”.
Tradotto: se non fate le verifiche e succede qualcosa, la responsabilità è vostra. Una sorta di “paracadute” giuridico che solleva più di un sospetto tra i cittadini e gli esperti.
“Questa è amministrazione difensiva nel senso peggiore del termine”, commenta il menzionato professionista. “Il Comune sa che esistono problemi strutturali sul territorio, ma invece di affrontarli con risorse pubbliche emette un’ordinanza che formalmente lo mette al riparo da future contestazioni. Se domani crolla qualcosa, dirà: io vi avevo ordinato di verificare”.
A questo punto l’avv. Salzano suggerisce di richiedere l’accesso agli atti per ottenere la mappatura delle 84 cavità censite, le relazioni tecniche sui cedimenti di via Cavour, Via Santa Croce, Via Matteotti, Via VII Traversa Padre Ludovico, nonché la documentazione sullo stato della rete idrica comunale.
Suggerisce inoltre di presentare osservazioni scritte al Comune evidenziando l’impossibilità materiale di adempiere agli obblighi imposti e chiedendo che sia l’amministrazione a mappare sistematicamente le aree a rischio.
Non esclude infine nemmeno un ricorso al TAR per eccesso di potere, violazione del principio di proporzionalità e difetto di istruttoria.

Intanto, l’orologio dei 60 giorni ha iniziato a correre. Per un obbligo impossibile da rispettare, che suona come ulteriore beffa per gli sventurati cittadini.