Casavatore, Il Sindaco-avvocato che dimentica la presunzione di non colpevolezza

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Il 6 agosto è stato gravemente danneggiato l’ecocompattatore “Mangiaplastica” di Piazzetta Mauro Orefice. Nelle ore successive la Polizia Municipale ha ricostruito la dinamica attraverso il sistema di videosorveglianza comunale, identificando i soggetti coinvolti: un gruppo di ragazzi minorenni. Ha pertanto convocato i rispettivi genitori e proceduto alla denuncia dei minori alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni. Sono state inoltre contestate diverse violazioni al Codice della Strada, per un importo complessivo di circa 8.000 euro, e sequestrati i ciclomotori utilizzati.
Fin qui, i fatti come comunicati dall’Amministrazione.
Un intervento tempestivo, su una segnalazione concreta: nulla da eccepire sull’operato della Polizia Municipale.

Il giorno successivo, però, il Sindaco ha pubblicato sulla propria pagina Facebook istituzionale un resoconto che non si limita a raccontare l’attività investigativa, ma la scavalca: titolo e testo annunciano che sono stati “individuati i responsabili”, descrivendo nel dettaglio le condotte — calci, pugni, asportazione di apparecchiature, lancio di oggetti verso gli edifici circostanti — come se si trattasse di fatti già giudicati, e non di accuse ancora da vagliare. Salvo poi, nelle righe successive, ammettere che i minori sono stati denunciati alla Procura minorile “per gli accertamenti e gli eventuali provvedimenti di competenza”: la contraddizione è scritta dallo stesso autore, nello stesso post.
Non è un dettaglio da poco che a firmare quelle righe sia il Sindaco, che è anche un avvocato penalista, e, in quanto tale, conoscerà senz’altro la presunzione di non colpevolezza. E saprà dunque distinguere tra “soggetti individuati da un’indagine” e “responsabili accertati”. La domanda, quindi, non è se conoscesse la differenza. È perché, di fronte a un gruppo di minorenni di Casavatore, abbia scelto di ignorarla.
È bene ricordare che per i minori la legge prevede una tutela rafforzata della riservatezza proprio nella fase che precede il giudizio, pensata esattamente per evitare che un procedimento ancora aperto venga trasformato, nella percezione pubblica, in una sentenza già scritta da un profilo Facebook. Un’Amministrazione può e deve comunicare ai cittadini che ha agito con efficacia contro atti vandalici. Non può farlo anticipando un giudizio che spetta ad altri, tanto meno quando a scrivere quelle parole è chi, per formazione professionale, dovrebbe essere il primo a saperlo evitare.

C’è un secondo elemento nel post del Sindaco che merita attenzione, e che sposta il discorso dal piano della comunicazione a quello della legittimità tecnica degli atti compiuti. Il resoconto racconta che, “nel corso dell’operazione”, sono state contestate ai minori e alle famiglie numerose violazioni al Codice della Strada — guida senza patente, mancata copertura assicurativa, mancato uso del casco, transito in area pedonale, incauto affidamento dei veicoli da parte dei genitori — per un importo complessivo di circa 8.000 euro, oltre al sequestro dei ciclomotori.


Il punto è come queste violazioni siano state accertate: non tramite un fermo diretto degli agenti sul posto, ma a posteriori, esclusivamente sulla base della revisione delle immagini del sistema di videosorveglianza comunale.
Eppure, anche il Garante per la protezione dei dati personali ha recentemente ribadito che le immagini di una telecamera di sicurezza urbana non possono essere utilizzate per contestare una violazione del Codice della Strada, ma solo nei procedimenti penali, quando ricorrono effettivi presupposti di polizia giudiziaria.
Se effettivamente gli accertamenti non sono stati espletati sul posto, i responsabili potranno fondatamente opporsi alle sanzioni, attese le modalità del relativo accertamento.

Resta comunque sconcertante che un Comune, a distanza di pochi giorni dalla pubblicazione di un provvedimento nazionale sul tema della utilizzabilità della videosorveglianza per il rilevamento di infrazioni al codice della strada, faccia l’esatto contrario di quanto contemplato nell’atto medesimo.

E ciò proprio, mentre da tempo si discute pubblicamente dei limiti tecnici e giuridici del proprio sistema di videosorveglianza urbana. Il che offre forse la misura più concreta di quanto la sostanza amministrativa fatichi a tenere il passo della propaganda.