Casavatore, Bilancio comunale: tra debiti “fantasma” e investimenti spariti

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Il Consiglio Comunale del 26 marzo ha dato il via libera al bilancio di previsione, ma quello che doveva essere un atto tecnico di programmazione si è trasformato in un atto d’accusa politico e contabile. Tra le pieghe dei documenti approvati, emerge una gestione delle risorse che definire contraddittoria sarebbe un eufemismo. Mentre a Casavatore il decoro urbano tocca i minimi storici, con strade dissestate e incuria diffusa, spunta una cifra che ha lasciato sbigottita l’opposizione e, c’è da scommetterci, lascerà senza parole i contribuenti.
Il caso più eclatante riguarda il rapporto con la società Archimede srl, ditta appaltatrice della fornitura di apparecchiature ultramoderne per la raccolta differenziata “intelligente”. Nell’elenco dei residui passivi – ovvero i debiti che l’Ente riconosce formalmente di dover saldare – brilla una somma astronomica: 654.063,83 euro.
L’aspetto più inquietante non è solo l’entità del debito, ma la sua classificazione giuridica. La nota a margine non lascia spazio a interpretazioni: l’obbligazione è definita “certa, liquida ed esigibile”. In termini burocratici, il Comune sta mettendo nero su bianco che il servizio è stato regolarmente reso, le forniture consegnate e che i soldi sono pronti per essere incassati dalla società.
Tuttavia, basta fare un giro per le strade cittadine per accorgersi che la realtà è una finzione. Sul territorio si contano pochissimi “mangiaplastica”, la maggior parte dei quali immobili, come monumenti all’inefficienza. Sopra di essi, campeggia una scritta che suona come una beffa: “MACCHINA IN ALLESTIMENTO”. Com’è possibile che un debito da oltre mezzo milione di euro sia diventato esigibile se i macchinari non sono funzionanti? Perché i cittadini devono pagare per un servizio di cui non usufruiscono?
Il dibattito in aula è stato infuocato anche sul fronte della regolarità tecnica. Lo schema di bilancio presentato dalla Giunta sarebbe arrivato al voto con una serie di errori e carenze che hanno costretto l’amministrazione a rettifiche in corsa. Secondo le forze di opposizione, tali modifiche sarebbero state effettuate con “modalità discutibili”, forzando i tempi e la trasparenza delle procedure.
Ma il dato politico più pesante riguarda le opere pubbliche. Nel Documento Unico di Programmazione (DUP) erano previsti finanziamenti corposi, ma nel passaggio al bilancio di previsione è sparito oltre un milione di euro destinato ai cantieri. Un taglio netto che condanna la città allo stallo infrastrutturale per il prossimo anno.
Il quadro si completa con le scelte sociali e produttive. Il bilancio delinea un futuro grigio per le nuove generazioni: gli investimenti per le politiche giovanili sono pari a zero. Non va meglio per il comparto economico: per il commercio locale, già messo in ginocchio dalla crisi e dalla desertificazione del centro, sono state stanziate solo “miserie”, briciole che non basteranno a risollevare le serrande abbassate.
In sintesi, quello approvato il 26 marzo è un bilancio che solleva più dubbi di quante certezze offra. Tra “mangiaplastica” fantasma e milioni di euro che evaporano dai documenti, l’unica certezza sembra essere il peso che continuerà a gravare sulle tasche dei cittadini, a fronte di servizi che restano, purtroppo, solo sulla carta.