(di Andrea Bianco). Abbiamo incontrato Nunzia e Michele, moglie e figlio di Rosario Coppola, innocente vittima della criminalità, ucciso il 4 febbraio scorso in un tragico scambio di persona. Nunzia ci ha raccontato la storia di due innamorati che hanno condiviso trentacinque anni di vita insieme. Una storia costruita giorno dopo giorno, fatta di sacrifici, di famiglia, di lavoro, di quell’amore quotidiano che rende straordinario ciò che sembra ordinario. Ci ha parlato della casa che non c’è più, che ha dovuto lasciare per ricominciare altrove, riuscendo a trovare una nuova abitazione solo dopo tanta fatica e, come lei stessa ci ha raccontato, soprattutto grazie all’aiuto del M.llo Raimondo Semprevivo, Comandante dei Carabinieri di Arzano. Ci sono incontri che non possono essere raccontati con le sole parole della cronaca, perché chiedono il linguaggio dell’anima. Guardando negli occhi di Nunzia mi è sembrato di leggere il Cantico dei Cantici, dove l’amore tra un uomo e una donna non è soltanto un sentimento umano, ma diventa il luogo in cui si manifesta la presenza di Dio: un amore che crea Amore. Uccidere Rosario non ha significato soltanto togliere la vita a un uomo, ma colpire quel riflesso dell’amore di Dio che vive nell’amore autentico tra due persone. Il dolore di Nunzia mi ha riportato alla mente il film 21 grammi, ispirato alla teoria simbolica di Duncan MacDougall secondo cui l’anima avrebbe un peso. Mi sono chiesto, mentre parlavamo: quanto pesa oggi l’anima di Nunzia? Dove trova la forza per continuare a vivere? È bello immaginare il mistero della Misericordia come Dio che dona sé stesso a Nunzia per sostenere la sua anima spezzata, perché nessun amore vero, come il loro, venga abbandonato al trionfo del male. Rosario rappresenta il volto più assurdo della violenza criminale: quello del male che colpisce un innocente. Di fronte a questa ingiustizia siamo chiamati a interrogarci sulla responsabilità di una società che ha il dovere morale di reagire. Noi di Prospettive, insieme al Sindaco, ai consiglieri Luigi Piscopo, Gioacchino Lanzano, Fortuna Silvestro ed Emanuela Caiazza e a tutti i cittadini che vorranno sostenerci, ci stiamo provando. L’incontro di venerdì scorso è stato un’altra piccola ma significativa tappa di questo percorso. L’obiettivo è sostenere Michele nel suo cammino: accompagnarlo nel suo nuovo lavoro di elettricista, aiutarlo a coltivare la sua passione per la musica e incoraggiarlo verso un grande obiettivo, diventare un Vigile del Fuoco. Parallelamente, accompagneremo la famiglia nel percorso per il riconoscimento dello status di vittima innocente della criminalità, attraverso la Fondazione Polis. Ma forse l’impegno più importante di tutti è un altro: custodire la memoria di Rosario. Tra le idee emerse durante l’incontro, Michele ha espresso un desiderio semplice e bellissimo: dedicare al padre un murale che racconti chi era davvero. Non una vittima soltanto, ma un padre, un marito e un lavoratore esemplare. Ci proveremo con tutte le nostre forze a ricordarlo, perché sicuramente la memoria non restituisce chi abbiamo perduto, ma impedisce che il suo amore venga dimenticato.
Di Andrea Bianco
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