C’è un filo che unisce Casoria, Arzano e Casavatore in questi giorni, ed è il filo dell’instabilità politica che attraversa l’intera area a nord del capoluogo. Tre comuni, tre amministrazioni diverse, un unico sintomo: la fragilità strutturale delle coalizioni che le sostengono.
A Casoria il terremoto è già esploso. La quasi totalità degli iscritti al PD cittadino ha sottoscritto un documento indirizzato al segretario provinciale Francesco Dinacci, chiedendo formalmente l’uscita dalla maggioranza che sostiene il sindaco Raffaele Bene. Il giudizio politico contenuto nella nota è netto: falliti gli obiettivi che avevano accompagnato l’avvio del secondo mandato, venute meno le condizioni politiche e programmatiche che giustificavano la permanenza nella coalizione. Il direttivo provinciale, riunitosi a Napoli, avrebbe preso atto del documento e deciso conseguentemente: il PD lascia la maggioranza Bene Bis. Si tratta della rottura, tutt’altro che simbolica, del cosiddetto “campo largo” cittadino, con conseguenze dirette sugli equilibri consiliari che andranno verificate nelle prossime settimane, a partire dalla tenuta numerica in Consiglio comunale.
Ad Arzano la situazione è speculare ma rovesciata: lì il problema non è un’amministrazione che si sfalda, ma una che non riesce nemmeno a nascere compiutamente. Il sindaco neoeletto Giuseppe Vitagliano non ha ancora annunciato la composizione della giunta, e i dissidi interni al PD – lo stesso partito protagonista della rottura casoriana – risultano la causa principale dello stallo. Un dato che merita una riflessione a sé: se il partito che fatica a comporre un esecutivo ad Arzano è lo stesso che decide di abbandonarne uno a Casoria e di incassare i voti dell’opposizione a Casavatore, viene da chiedersi quale sia, oggi, la reale coerenza di una linea politica territoriale che sembra muoversi per convenienze locali più che per progetto.
A Casavatore, infine, tira aria di rimpasto. Nel mirino l’assessorato al Bilancio, con una probabile staffetta anche sulla delega a polizia locale, viabilità e trasporti. Insoddisfatta la cittadinanza anche dell’operato dell’assessore allo Sport, Elsa Picaro. Che tuttavia dovrebbe conservare la poltrona, forte della pregressa elezione a consigliere, carica alla quale ha poi rinunciato per raccogliere la delega allo Sport e all’Istruzione. Un riassetto che arriva in un momento in cui l’amministrazione cittadina è già sotto osservazione su più fronti: dalla gestione del PEG 2026, ai ritardi e alle criticità sul progetto PNRR di raccolta rifiuti smart, fino alla carenza del decoro urbano, della sicurezza e della mancata partecipazione del Comune ai bandi di sostegno all’emergenza abitativa, al miglioramento delle biblioteche comunali, a alla rinaturalizzazione del suolo. In questo contesto, il solito rimedio del rimpasto non può essere letto come semplice manutenzione amministrativa: è qui che la narrazione ufficiale comincia a mostrare le crepe. Perché se a Casoria il rimpasto è stato presentato con il solito ritornello – “rilanciare l’azione amministrativa” – la realtà che si osserva da vicino racconta tutt’altro: non riorganizzazioni tecniche pensate per migliorare la macchina comunale, ma veri e propri regolamenti di conti tra partiti, giri di valzer già scritti e concordati nelle segreterie locali. La formula del “rilancio amministrativo” è ormai un contenitore retorico buono per ogni stagione: si rispolvera ogni volta che bisogna giustificare uno spostamento di poltrone che ha origine, quasi sempre, in un calcolo di potere interno ai partiti, non in un’esigenza reale di funzionamento degli uffici.
Quello che emerge, osservando insieme i tre casi, è un quadro di instabilità diffusa che non riguarda la qualità amministrativa in sé, ma la tenuta delle alleanze che la sostengono. Coalizioni nate per necessità elettorale più che per condivisione di programma, e che infatti si rompono non appena le convenienze cambiano. In questo schema i cittadini restano sullo sfondo, spettatori di manovre che si consumano altrove, mentre le vere priorità – ambiente, sicurezza, gestione corretta delle risorse pubbliche, decoro – continuano ad attendere risposte concrete.







