ARZANO, LE PARROCCHIE VERSO UN CAMMINO COMUNE: DALLA SINODALITÀ ALLA PROGRAMMAZIONE CONDIVISA

0
163

Dall’incontro degli operatori pastorali emerge una direzione precisa: superare frammentazioni e autoreferenzialità.

ARZANO – Non semplicemente una riorganizzazione delle attività parrocchiali, ma un cambiamento nel modo stesso di essere Chiesa. È probabilmente questa la chiave più profonda attraverso cui leggere quanto emerso dall’incontro degli operatori pastorali di Arzano del 22 settembre, dedicato alla presentazione dei nuovi Orientamenti pastorali dell’Arcidiocesi di Napoli.
Il percorso, indicato nella presentazione da Don Antonio Guida, nasce da un lungo processo sinodale e propone una direzione comune senza cancellare le peculiarità delle singole comunità. Gli orientamenti non vengono infatti presentati come uno schema rigido imposto dall’alto, ma come una cornice da tradurre concretamente attraverso il discernimento congiunto di sacerdoti, operatori pastorali e comunità.
Ed è proprio qui che si apre, a nostro avviso, la sfida più interessante per Arzano.
Passare dalla condivisione degli orientamenti ad una programmazione pastorale sempre più comune, pubblica e comunicata, capace di mettere in relazione le diverse parrocchie e di far conoscere alla città obiettivi, iniziative, percorsi educativi, momenti formativi e attività rivolte alle famiglie, ai giovani e alle persone più fragili.
Non si tratta di uniformare le parrocchie né di cancellarne storia e identità. Al contrario, significa mettere le diverse identità al servizio di un cammino più grande.
La stessa articolazione prevista dagli Orientamenti sembra andare chiaramente in questa direzione: dopo la fase della conoscenza e della spiegazione dovrà arrivare quella dell’elaborazione dei progetti e, successivamente, quella della definizione dei programmi, con attività, calendari e modalità operative.
Proprio la programmazione potrebbe allora diventare uno dei primi terreni concreti sui quali misurare la sinodalità.
Programmare insieme significa conoscersi, evitare sovrapposizioni, condividere risorse ed esperienze, costruire percorsi comuni e, soprattutto, offrire alla città l’immagine concreta di comunità cristiane capaci di camminare realmente insieme.
La questione, però, va ben oltre l’organizzazione.
Viviamo una fase storica caratterizzata da un individualismo sempre più forte, nel quale frequentemente l’interesse personale, il proprio gruppo e la propria appartenenza finiscono per prevalere sulla dimensione comunitaria. Proprio per questo le comunità cristiane non possono sottrarsi alla sfida della comunione e della sinodalità.
Anzi, sono chiamate a offrire una testimonianza di segno opposto.
La fraternità non rappresenta infatti un elemento accessorio del cristianesimo, ma una delle sue pietre miliari. Il mistero della Passione, morte e Resurrezione di Cristo porta con sé anche questa straordinaria conseguenza: Dio entra nella storia dell’uomo e rende possibile una fraternità che supera appartenenze, differenze e interessi particolari.
Se siamo fratelli, allora nessuna comunità può concepirsi come un’isola.
Ed è forse proprio sotto questa luce che acquista il suo significato più profondo il lavoro portato avanti dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia.
Ridurre questo processo a un semplice esercizio di riorganizzazione delle parrocchie significherebbe coglierne soltanto l’aspetto esteriore. Dietro la nuova articolazione degli ambiti, i coordinatori, l’Équipe di Comunione e il metodo sinodale emerge una visione spirituale: sostituire progressivamente la logica del potere con quella del servizio, l’autoreferenzialità con la corresponsabilità, la frammentazione con la comunione.
Non a caso, tra gli ostacoli indicati nel cammino pastorale compaiono invidia, rivalità, autoritarismo, settorialismo ed efficientismo esasperato. E viene ribadito un principio che forse vale più di qualsiasi modello organizzativo: la persona e le relazioni fraterne vengono prima della riuscita formale delle attività.
È qui che il lavoro del cardinale Battaglia assume un valore che possiamo definire sublime: non semplicemente modificare strutture, ma contribuire a illuminare i cuori, accompagnando la comunità cristiana verso una conversione che sia pastorale prima ancora che organizzativa.
Arzano può rappresentare un terreno concreto sul quale sperimentare questo cammino.
Le sue parrocchie hanno storie, tradizioni e sensibilità differenti. Ma proprio questa pluralità può diventare ricchezza se inserita in una visione comune.
E forse, in una società che tende sempre più a dividere e isolare, la testimonianza più rivoluzionaria che le comunità cristiane possono offrire non consiste nel fare necessariamente più cose, ma nel dimostrare concretamente che è ancora possibile essere comunità, camminare insieme e sentirsi realmente fratelli.
Una sola grande famiglia!