Casavatore, Deleghe senza sostanza: due assessorati nati dal nulla

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A Casavatore ci sono due deleghe di giunta che, a guardarle da vicino, non reggono a nessuna verifica di sostanza: quella alla “mediazione culturale” e quella, ancora più singolare, alla “croce rossa”.
Partiamo dai numeri. A Casavatore risiedono poco più di 150 cittadini stranieri, di diverse nazionalità, su un territorio comunale piccolo e densamente abitato. Non esistono comunità straniere numericamente significative, non ci sono le tensioni sociali o le esigenze di integrazione che altrove giustificano un assessorato dedicato. Eppure la giunta comunale continua ad avere, da un mandato all’altro, una delega specifica alla “mediazione culturale”.
Da dove nasce? La risposta, se si ricostruisce la storia della delega, non ha nulla a che fare con un progetto politico per la comunità straniera del paese. Il precedente assessore titolare della delega, Alì, era straniero, privo di competenze specifiche sul tema, e aveva ottenuto un posto in giunta avendo raccolto circa 150 voti alle elezioni.
La delega, in altre parole, non è mai stata pensata per rispondere a un bisogno del territorio: è stata cucita addosso a chi la doveva ricevere.
Nel frattempo è cambiato l’assessore: ora siede in giunta tale Mario Cifinelli. Il quale si limita a “trascinarsi dietro” la stessa delega, senza che sia stata accorpata ad altre competenze affini (politiche sociali, scuola, pari opportunità, come avviene altrove), senza una motivazione formale nell’atto di attribuzione, e soprattutto senza che sia stata avviata alcuna delle attività che normalmente competono a un assessorato di questo tipo: nessuno sportello, nessun atto, nessun progetto rivolto ai cittadini stranieri del comune.

Se la mediazione culturale ha almeno l’apparenza di una materia amministrativa, la seconda delega attribuita nella stessa giunta è ancora più difficile da inquadrare: una delega alla “croce rossa”. La Croce Rossa Italiana, dal 2014, è un’associazione di diritto privato, non un servizio o un settore dell’amministrazione comunale. Non è chiaro, perché nessuno lo ha mai spiegato, cosa comporti concretamente una delega di questo tipo, né quale sia il suo fondamento nello statuto comunale o nel regolamento di organizzazione degli uffici.

Messe una accanto all’altra, le due vicende raccontano la stessa storia: deleghe assegnate non per rispondere a un’esigenza reale del territorio o per valorizzare una competenza specifica, ma per ragioni che restano estranee alla funzione amministrativa — nel caso della mediazione culturale, la necessità di trovare una collocazione in giunta a chi aveva portato un pacchetto di voti; nel caso della croce rossa, un’attribuzione che nessuno ha saputo o voluto spiegare.
Il risultato, in entrambi i casi, è lo stesso: zero attività, zero trasparenza, zero utilità per i cittadini.