L’ex dirigente del Casoria Michele Bruno racconta la storia di una città che vuole risorgere nel calcio!

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Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Michele Bruno già dirigente del calcio Casoria in quale mette a centro una riflessione concreta raccontando la storia del Pallone a Casoria.

Con la presente Le trasmetto alcune doverose riflessioni in merito alla recente consegna dello Stadio San Mauro ed alle dichiarazioni pubbliche rese nel corso della manifestazione, che a mio avviso hanno ricostruito in maniera parziale e incompleta la vera storia del calcio Casoriano.
Ritengo infatti necessario ristabilire la memoria storica di quanti, negli anni, hanno sacrificato tempo, passione, dignità e ingenti risorse economiche personali per mantenere vivo il calcio a Casoria, contribuendo concretamente alla crescita sportiva della città ben prima delle più recenti gestioni societarie.
Nel rispetto di tutti, ma anche nel rispetto della verità storica e sportiva della nostra comunità, chiedo cortesemente la pubblicazione del seguente intervento.
Le dichiarazioni rese in occasione della consegna dello Stadio San Mauro affidato per vent’anni alla famiglia Correale, durante le quali il consigliere comunale Rino Troiano ha ritenuto opportuno esaltare esclusivamente la figura dell’ex presidente del Casoria Calcio Bruno Tintori, dimenticando completamente tutti coloro che, molto prima di lui, hanno fatto la storia vera del calcio casoriano.
Prima di Bruno Tintori vi sono stati uomini che hanno dedicato tempo, sacrifici, passione e soprattutto ingenti risorse economiche personali per mantenere vivo il calcio a Casoria. Persone come il Prof. Mauro Vinci, Salvatore Padre e Mauro figlio Ciaramella, Francesco Bruno, il Maresciallo Romano Camillo Rapullino, Guido Madonna, Renato Blasotti, Mario Silvestri, Michele Bruno, il Dott. Antonio Piscopo e tanti altri che meriterebbero rispetto, memoria e riconoscenza.

Dispiace constatare inoltre la superficialità e l’approssimazione calcistica del consigliere comunale Rino Troiano, il quale probabilmente ignora che la storia del calcio casoriano non nasce con Bruno Tintori e non può essere ridotta ad una sola gestione.
Con tutto il rispetto dovuto alla figura di Bruno Tintori, che ha certamente dato il proprio contributo, mi chiedo: se proprio si voleva intitolare una tribuna dello stadio, perché non dedicarla al Prof. Mauro Vinci, storico presidente di calcio ed ex sindaco di Casoria, uomo che ha rappresentato una parte importante della vita sportiva e amministrativa della città?
È doveroso ricordare inoltre che fui proprio io a portare Bruno Tintori a rilevare il Casoria Calcio da Mauro Iengo, detto “il camorrista”, durante una burrascosa riunione tenutasi presso la sede municipale del Comune di Casoria.
Ma soprattutto va ricordato ciò che molti oggi fingono di non sapere: negli anni più importanti del calcio casoriano, le decisioni e i sostegni economici non nascevano soltanto all’interno della società sportiva, ma anche nelle famose riunioni del Circolo Sociale di Casoria, luogo storico dove si riuniva gran parte dell’imprenditoria casoriana.
Quando il Casoria militava in Serie D e successivamente in Serie C, nei momenti di gravissima difficoltà economica della società guidata da Bruno Tintori, intervenivano concretamente imprenditori e cittadini casoriani che, con grande senso di appartenenza, immettevano soldi propri per salvare il titolo sportivo, la squadra e l’onore della città.
Tra questi vanno ricordati i fratelli Russo — Franco, Antonio e Mauro — i fratelli Bene, Antonio e Mauro, rispettivamente padre e zio dell’attuale sindaco di Casoria, Ferrara Salvatore, ancora una

volta Mauro Ciaramella, Margherita Legnami, Ludovico Tiziano, Renato Blasotti che, in un’unica occasione, immise nella società circa 150 milioni delle vecchie lire, oltre a Guido Madonna e Camillo Rapullino.
Questi erano i veri personaggi che supportavano economicamente Bruno Tintori. Pertanto è storicamente scorretto rappresentarlo come unico uomo al comando: accanto a lui vi era un’intera comunità casoriana fatta di imprenditori, appassionati e cittadini che contribuivano economicamente e moralmente alla sopravvivenza del calcio cittadino.
La memoria storica non può essere cancellata o riscritta secondo convenienza politica o personale.
E occorre anche ricordare un altro aspetto fondamentale: il calcio a Casoria non nasce nel 1979. Le origini risalgono al 1955 con la squadra “Arturo Lepori”, dedicata al ciclista tragicamente deceduto durante una corsa. Successivamente, negli anni Sessanta, la società si trasformò nella Polisportiva Calcio Casoria, entrando stabilmente nella storia sportiva cittadina. Come non ricordare, inoltre, gli storici derby contro la Rhodiatoce, partite che infiammavano l’intera città e rappresentavano momenti autentici di identità popolare e sportiva. Ormai chi, come il sottoscritto compreso mio padre e tanti altri, ha fatto calcio a Casoria nel passato, non possiede più né l’entusiasmo né la passione per partecipare o collaborare attivamente come un tempo. Troppi sacrifici, troppe delusioni e troppo poca riconoscenza hanno spento quello spirito che ci animava negli anni migliori.

Tuttavia, proprio perché amiamo ancora questa città e questi colori, auguriamo sinceramente agli attuali protagonisti di poter raggiungere gli stessi trionfi, le stesse soddisfazioni e gli stessi momenti di gloria che noi abbiamo vissuto e costruito nel passato con enormi sacrifici personali.
Vorrei inoltre rimarcare che il consigliere comunale Rino Troiano, nella sua qualità di rappresentante istituzionale, dovrebbe dedicarsi maggiormente ai veri problemi della cittadinanza casoriana, impegnandosi concretamente per cercare di risollevare la nostra martoriata Casoria, città che oggi necessita di attenzione, competenza e presenza costante sui temi che riguardano sicurezza, ambiente, servizi e vivibilità, piuttosto che alimentare sterili polemiche o ricostruzioni inesatte e non vere della storia calcistica locale.
Nonostante le amarezze, le delusioni e il tempo che passa, nessuno potrà mai cancellare l’amore che tanti casoriani hanno avuto e continuano ad avere per il calcio e per la propria città. Il Casoria non appartiene ad un singolo uomo, ad una sola gestione o ad una stagione politica: appartiene al popolo casoriano, ai sacrifici di generazioni di dirigenti, tifosi, imprenditori e cittadini che hanno sostenuto questi colori nei momenti belli e soprattutto in quelli più difficili.
L’augurio sincero è che il calcio casoriano possa finalmente ritrovare unità, programmazione, serietà e quella passione autentica che in passato ci ha portato a vivere stagioni indimenticabili, dalle battaglie in Serie D fino ai grandi campionati di Serie C, facendo conoscere il nome di Casoria in tutta Italia.

Ai giovani di oggi va consegnata non soltanto una struttura sportiva, ma una storia, una tradizione e un senso di appartenenza che non devono andare perduti. Perché il futuro del calcio casoriano potrà essere grande soltanto se saprà rispettare e ricordare il proprio passato.
Concludo formulando sinceri auguri ai nuovi concessionari dello stadio San Mauro, la famiglia Correale, affinché possano gestire l’impianto con serietà, equilibrio e rispetto della memoria sportiva della città, nell’interesse esclusivo dei giovani, dello sport e della comunità casoriana.
UN GRANDE IN BOCCA AL LUPO FAMIGLIA CORREALE
Grazie Direttore dell’ascolto
Con affetto
Dr Michele Bruno