(Giovanni Aruta)- Tra la crisi politica permanente a Grumo e la lentezza amministrativa ad Arzano, Casavatore e Casoria, il territorio resta ostaggio della mancanza di visione e programmazione.
La fine del governo cittadino guidato dal sindaco Umberto Cimmino — ex prefetto di Napoli, sfiduciato e mandato a casa con voto congiunto di maggioranza e opposizione — segna l’ennesimo capitolo di una crisi politica interminabile. La sua esperienza amministrativa è durata appena due anni, ma le tensioni e i mal di pancia all’interno dell’aula consiliare erano cominciati già da tempo.
Nella realtà dei fatti, a Grumo non c’è mai stato un reale confronto politico: le relazioni non erano fluide né continue e, nel frattempo, i problemi del territorio si accumulavano ogni giorno di più. Si sperava che un profilo d’esperienza come quello di un ex prefetto riuscisse, in virtù del suo carisma e della sua autorevolezza, a gestire meglio le dinamiche dell’ente e a pacificare la vita politica cittadina. Non c’è riuscito. Bisogna ammettere, però, che a Grumo si tratta di un’impresa quasi impossibile: non è una semplice opinione della nostra redazione, ma è la storia recente del Comune a dimostrarlo attraverso numeri aridi che non possono essere smentiti dalle chiacchiere della propaganda.
In soli 18 anni, ben 10 sindaci sono stati mandati a casa prima della scadenza naturale del mandato. Cimmino, restando in carica per due anni, ha persino alzato la media rispetto ai suoi predecessori. La verità di fondo è semplice quanto amara: l’instabilità politica la fa da padrona, mentre manca del tutto una proposta concreta per risolvere i problemi quotidiani delle persone.
Nel frattempo, nel dibattito politico locale si indica già come possibile candidato sindaco alle prossime elezioni — che si terranno il prossimo anno in concomitanza con le politiche — Giuseppe Coppola, che due anni fa perse la sfida elettorale proprio contro Cimmino. Vedremo chi prenderà il suo posto e se, finalmente, il nuovo primo cittadino riuscirà nell’impresa di portare a termine i cinque anni di governo.
Resta però una considerazione profonda: i partiti si rendono conto del disastro che stanno combinando? Vi sembra questo il modo di rispettare la volontà popolare, bocciando continuamente le scelte degli elettori? Chiamare i cittadini alle urne per poi disattendere sistematicamente le loro indicazioni ci sembra un vero e proprio abuso democratico. Se dieci amministrazioni, invece di coprire un arco temporale fisiologico di 50 anni, durano appena 18 anni — meno della metà —, è evidente che c’è qualcosa di profondamente inceppato nel sistema.
Se Grumo sprofonda nell’instabilità, nei comuni vicini la situazione non offre spunti molto più entusiasmanti. Ad Arzano, Casavatore e Casoria le amministrazioni comunali vanno avanti, ma la sensazione diffusa è quella di trovarsi di fronte a enti estremamente lenti e burocratizzati.
L’amministrazione ordinaria non può e non deve essere spacciata per straordinaria. È del tutto inutile gioire o fare trionfalismi per aver spazzato le strade o per aver pulito la villa comunale: interventi del genere rientrano nei doveri minimi di un Comune. Un’amministrazione valida va misurata sui grandi progetti, sulle infrastrutture e sulla visione del futuro. Ma, francamente, fare questo tipo di valutazione oggi è impossibile: nei nostri territori manca del tutto la programmazione a lungo termine.
Nella Foto: Il Palazzo Municipale di Grumo Nevano. Fonte: ErgoTV
Giovanni Aruta




