Casalnuovo, la nuova stazione allagata: quando l’inaugurazione corre più veloce dei controlli

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Il testo mette in luce un paradosso purtroppo ricorrente nell’ambito delle opere pubbliche e delle infrastrutture in Italia: il contrasto stridente tra la spettacolarizzazione del taglio del nastro e la fragilità strutturale dell’opera alla sua prova del fuoco (o, in questo caso, d’acqua).

L’episodio della stazione interrata di Casalnuovo offre spunti di riflessione su tre livelli principali: Il fallimento della filiera dei controlli e del collaudo.

Una stazione ferroviaria interrata richiede interventi complessi di impermeabilizzazione e drenaggio. Se l’acqua penetra dal tetto alle prime piogge successive all’apertura, significa che la fase di progettazione, l’esecuzione dei lavori o la procedura di collaudo tecnico-amministrativo presentano lacune gravi. Il collaudo dovrebbe servire proprio a certificare l’idoneità dell’infrastruttura prima della consegna alla cittadinanza, non a posteriori.

Costi pubblici e spreco di risorse I progetti infrastrutturali comportano investimenti finanziari ingenti a carico della collettività. Quando un’opera nuova richiede interventi correttivi immediati, ai costi originari si sommano quelli di ripristino, manutenzione straordinaria ed eventuali contenziosi legali, alimentando una percezione di inefficienza nell’impiego del denaro pubblico. Il rispetto dell’utenza e la sicurezza

Oltre al danno d’immagine, l’allagamento di una struttura interrata crea disagi diretti ai pendolari e potenziali rischi per la sicurezza (dalle superfici scivolose al pericolo di cortocircuiti impianti elettrici). La sicurezza e la continuità del servizio dovrebbero rimanere i requisiti prioritari rispetto a qualsiasi tempistica politica o promozionale.

Trasparenza, accertamento delle responsabilità tra stazioni appaltanti ed esecutori dei lavori e ripristino tempestivo sono i passi minimi indispensabili per restituire credibilità al progetto e garantire ai viaggiatori un servizio all’altezza delle aspettative.

Angelo Russo