Arzano, il patron Salvatore Pellino fa un’analisi del momento su un territorio che manca il calcio da più di 15 anni.

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Pellino Salvatore. Il presidente di tutti, l’uomo che non si è tirato mai indietro. E’ stato l’ultimo presidente dell’ Arzanese fino al 2021 al tempo del covid in prima categoria, poi le difficoltà del campo, per reperire uno stadio perché il De Rosa era inagibile, lasciò tutto perché nessuno lo sosteneva. Nemmeno la politica di allora. Pellino entrato nel calcio nel 1987 con la Boy Arzanese in prima categoria con Gigi Minauda, Mimmo De Rosa ed Eugenio Fritella. Un anno dopo Pellino rilevò l’Arzanese e porta la squadra fino alla serie D con calciatori come Lotti, Ferraro, Esposito, Di Vincenzo, Mancin, Picardi e Ruocco. Altri tempi.
Presidente, come sta? Pronto a ripartire col calcio ad Arzano, atteso che i lavori per il De Rosa sono stati appaltati?
“Sto bene, grazie. Quanto alla seconda domanda, se sono pronto a ripartire bisogna essere più cauti”.
Prego, l’ascoltiamo…

“Lo so che verrebbe quasi naturale coinvolgermi nuovamente in società. In fin dei conti ero il presidente fino a quando c’era lo stadio, anche qualche anno dopo. Adesso che lo stadio riaprirà potrei tornare. Ma…”
Ma?
“Sono passati tanti anni, potrei non avere più voglia di accollarmi certi costi. E poi…”
Poi?
“Fare calcio in un centro come Arzano per me è sempre stato un piacere. Ma è giusto vedere se ci sono altri disposti a farlo. Questa è una decisione che spetterà al nuovo sindaco, Giuseppe Vitagliano. Innanzitutto starà a lui portare a termine i lavori per la riapertura del Sabatino De Rosa. Ci vorranno, a quello che sento dire, un paio di anni. Lo stadio è del Comune, sarà al sindaco decidere a che affidarlo in gestione. E non è detto che sia io”.
Lei però sarà sempre a disposizione…
“La mia passione non è in discussione. Anche se non dovessi essere io il presidente della squadra sarei a disposizione, quanto meno come consulente. Ma è inutile parlare adesso di certe cose”.
Dica la verità: quanto le manca l’Arzanese?
“A me manca tantissimo, è un dolore che mi porto dentro. Ma manca a tutta la popolazione. So che voi di Prospettive scrivete sempre dell’importanza per una cittadina come Arzano di avere una bandiera dietro cui stare uniti. E dire che quasi nessun ragazzo di 20 anni è mai stato al De Rosa a vedere una partita è una cosa che dovrebbe farci riflettere. Oggi una squadra di calcio può essere un simbolo di appartenenza. Un qualcosa che senti tuo, a prescindere dal fatto che tu sia o meno appassionato di calcio. Oggi i ragazzi vanno via da Arzano, non c’è lavoro, per loro non c’è futuro. Una squadra di calcio potrebbe essere un simbolo dietro cui riunirsi. Un qualcosa di irrinunciabile”.
Ed allora?
“Allora forza Arzanese, io ci sarò sempre”.