La vertenza del Centro Don Orione di Ercolano mette in luce una problematica strutturale che affligge da anni il settore sociosanitario e assistenziale in Italia: il blocco dei contratti collettivi nazionali e il dumping contrattuale tra strutture analoghe.
Il fattore retributivo e la dignità professionale: Un contratto nazionale (CCNL ARIS RSA/CDR) fermo da oltre quattordici anni rappresenta un’anomalia insostenibile, soprattutto a fronte dell’inflazione e del costante aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni. La richiesta dei lavoratori non riguarda semplici rivendicazioni salariali, ma il riconoscimento del valore sociale e professionale di chi assiste fasce fragili della popolazione.
Fuga delle competenze e sovraccarico lavorativo: Il divario tra il contratto delle RSA/CDR e quello della Sanità Privata (AIOP-ARIS) o del Servizio Sanitario Nazionale crea una disparità economica che spinge il personale qualificato (infermieri, OSS, terapisti) ad abbandonare la struttura. Questo fenomeno innesca un circolo vizioso: il turnover continuo impoverisce il bagaglio di competenze aziendale, aumenta il carico di lavoro per chi rimane e rischia di compromettere la continuità della presa in carico assistenziale.
Welfare aziendale e relazioni industriali: La mancata concretizzazione della proposta aziendale sul welfare (annunciata a maggio 2026 e ancora non operativa ad ottobre) evidenzia una sofferenza nelle relazioni sindacali. Sebbene il welfare non possa e non debba mai sostituire l’adeguamento dei minimi retributivi tabellari, la sua mancata attuazione finisce per erodere ulteriormente la fiducia dei dipendenti nei confronti della dirigenza.
Modalità di protesta e impatto della mobilitazione: La scelta di proclamare uno sciopero garantendo i servizi minimi essenziali e organizzando un presidio pacifico (aperto anche alle famiglie degli utenti) sottolinea la volontà dei lavoratori di non interrompere l’alleanza terapeutica ed umana con i pazienti. L’iniziativa mira a sensibilizzare non solo la governance aziendale e le associazioni datoriali, ma l’intera comunità locale sull’importanza di tutelare chi si occupa della cura altrui.





