Arzano, Deve ritornare una città normale con decisione lo dice Antonio Camarca candidato a Consigliere Comunale.

0
101

Antonio Camarca, un apersone autorevole e di spessore a cui abbiamo posto alcune domande sul territorio arzanese. Avvocato civilista, candidato a consigliere comunale nella lista Progetto per Arzano collegata con il candidato sindaco Giuseppe Vitagliano.
D. Avvocato Camarca, Arzano sembra vivere da anni in una condizione di emergenza permanente: urbanistica, abusivismo, traffico, degrado, sicurezza. Da dove si riparte?

R. Si riparte da una parola semplice: ordine.
Arzano non può più essere amministrata inseguendo le emergenze.
Serve una visione complessiva della città.
Per troppi anni abbiamo avuto pezzi di territorio cresciuti senza una vera regia pubblica.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strade congestionate, zone degradate, centro storico fragile, periferie senza servizi, cittadini che spesso non sanno nemmeno con certezza cosa possono fare e cosa no.
Io non parlo di questi temi da osservatore esterno.
Da anni, come avvocato amministrativista, mi occupo concretamente di pratiche, ricorsi e controversie che riguardano il territorio di Arzano: condoni, ordinanze di demolizione, abusi edilizi, permessi di costruire, attività commerciali, rapporti difficili tra cittadini, imprese e macchina comunale.
Ci sono anche decisioni pubbliche del Consiglio di Stato e del TAR in cui il mio nome compare proprio in vicende urbanistico-edilizie riguardanti Arzano, dalla repressione degli abusi edilizi ai permessi di costruire, fino alle questioni legate alle attività produttive e commerciali.
Questo mi ha consentito di conoscere dall’interno le difficoltà della macchina amministrativa e le conseguenze concrete del disordine urbanistico.
La legalità urbanistica non deve essere vissuta come una minaccia, ma come la condizione per ridare valore alle case, alle imprese, agli spazi pubblici e alla fiducia dei cittadini.

D. Il PUC è uno dei temi più discussi. Secondo lei qual è il punto politico e amministrativo centrale?

R. Il PUC non è una pratica tecnica da chiudere in una stanza.
È il documento che decide che città vogliamo essere nei prossimi vent’anni.
Arzano ha vissuto troppo a lungo con strumenti urbanistici superati; il nuovo PUC è stato adottato nel 2025 e ha aperto una fase di osservazioni, opposizioni e confronto pubblico.
Questo dimostra che la città vuole parlare, vuole essere ascoltata.
Ma il PUC deve essere solido, sostenibile e difendibile.
Non può essere solo un atto da approvare per dire che si è fatto qualcosa.
Se la Città Metropolitana formula rilievi su fabbisogno abitativo, standard urbanistici, trasformazioni e consumo di suolo, quei rilievi vanno affrontati seriamente, non liquidati come fastidi burocratici.
Io penso a un PUC che recuperi l’esistente, protegga il poco suolo rimasto, dia risposte alle famiglie, sostenga le attività produttive sane e riqualifichi il centro urbano.
Arzano non ha bisogno di altro disordine.
Ha bisogno di una pianificazione finalmente autorevole, comprensibile e giusta.

D. Abusivismo, centro storico e sicurezza degli edifici: tema delicato. Come si interviene senza fare propaganda?

R. Si interviene con serietà.
L’abusivismo non si affronta né con il lassismo né con gli slogan demolitori.
Serve prima di tutto una mappatura reale del patrimonio edilizio.
Bisogna distinguere le situazioni sanabili da quelle insanabili, le irregolarità formali dai casi che incidono sulla sicurezza, sull’ambiente e sui diritti dei vicini.
Poi servono controlli, trasparenza, digitalizzazione delle pratiche edilizie e tempi certi per i cittadini.
Il centro storico va trattato come una priorità civile.
Gli episodi recenti di edifici sgomberati o dichiarati a rischio dimostrano che la sicurezza del patrimonio edilizio non è un tema astratto: riguarda famiglie, bambini, commercianti, passanti.
Io proporrei un piano comunale di verifica delle criticità, partendo dagli immobili più vulnerabili, dalle strade più antiche e dalle aree più dense.
Non possiamo aspettare il crollo, la transenna o l’ordinanza urgente.
Dobbiamo prevenire.
E prevenire significa anche intercettare fondi, aiutare i privati a recuperare gli immobili, semplificare dove è possibile e colpire dove invece c’è pericolo, speculazione o totale disprezzo delle regole.

D. Viabilità, degrado e criminalità sono le questioni che i cittadini sentono ogni giorno. Cosa può fare davvero un Comune?

R. Il Comune non è la Procura, non è la Prefettura e non è la Questura.
Ma il Comune può fare moltissimo.
Può illuminare meglio le strade, tenere vivi gli spazi pubblici, installare e gestire videosorveglianza in modo intelligente, curare il verde, eliminare discariche e zone franche, pretendere coordinamento costante con le forze dell’ordine.
La bonifica dell’area sotto la rotonda di Arzano dimostra che quando le istituzioni collaborano anche problemi vecchi, incancreniti, possono essere affrontati.
Sulla sicurezza bisogna essere sinceri: i recenti fatti di cronaca e le ultime operazioni contro la camorra nell’area di Arzano ci ricordano che la criminalità organizzata non è un racconto del passato, ma una pressione ancora presente sul territorio.
La risposta non può essere solo repressiva.
Occorrono scuola, sport, cultura, lavoro, presidio sociale, sostegno alle famiglie e recupero degli spazi abbandonati.
Sulla viabilità, invece, serve un piano concreto: sensi unici ragionati, parcheggi, percorsi sicuri per scuole e pedoni, revisione degli incroci critici, dialogo con i Comuni confinanti e con Napoli per le arterie di collegamento.
Arzano è piccola, densissima, attraversata da flussi enormi.
Se non governiamo traffico, sosta e mobilità, la città resta bloccata.
La mia idea è semplice: meno improvvisazione, più programmazione.
Arzano deve tornare a essere una città normale.
E oggi, per Arzano, la normalità sarebbe già una rivoluzione.