Antonio Borrino e l’amore per Arzano: «Anni meravigliosi, eravamo come una famiglia»

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“474 volte in campo, sempre con la voglia di dare il massimo, di vincere. Dopo 474 partite, posso dirlo con orgoglio: il calcio non è stato semplicemente il mio lavoro o la mia passione. È stata una parte fondamentale della mia vita. Ripensando oggi alla mia carriera, mi vengono in mente tutte le partite, i compagni, gli allenatori, le vittorie, le sconfitte, i 5 campionati vinti, le 2 Coppe Italia e quelle 5 finali. Ma soprattutto penso alle persone che ho incontrato lungo questo viaggio.”.
Ad ascoltare Antonio Borrino ti vengono i brividi “Sono nato a Napoli l’11 aprile 1981 e ho iniziato a vivere la mia passione per il calcio fin da giovanissimo, muovendo i primi passi nel settore giovanile della Puteolana. Da lì è iniziato un percorso fatto di sacrifici, esperienze, emozioni e tante piazze diverse. Sono passato per Cuma, poi all’Acireale e successivamente al Venezia, dove ho avuto l’opportunità di arrivare fino alla Primavera”.
“Dopo il settore giovanile è iniziata la mia esperienza nel calcio dei grandi: prima la San Giovannese in Serie C, poi il Tamai-Pordenone in Serie D. Da quel momento ho vissuto soprattutto il calcio dilettantistico, disputando tantissimi campionati di Eccellenza e vivendo esperienze importanti in diverse società. Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di vincere 5 campionati, conquistare 2 Coppe Italia e disputare complessivamente 5 finali di Coppa Italia. Ho vestito le maglie di tante squadre e vissuto tante piazze: Ercolanese, Capriatese, Pianura, Latina, Sarnese, Formia, Seregno e molte altre. Ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa, sia dal punto di vista calcistico che, soprattutto, dal punto di vista umano. Tra tutte, però, quella di Arzano occupa sicuramente un posto speciale nel mio cuore. Sono stati due anni meravigliosi, vissuti insieme a Gigi Sorianello e a un gruppo fantastico. Sotto la sua guida eravamo una squadra che giocava davvero a memoria. Ci cercavamo con gli occhi, sapevamo sempre dove sarebbe arrivato il compagno e spesso sembrava quasi di giocare alla PlayStation. Non voglio esagerare, ma veramente era uno spettacolo vederci giocare. Eravamo una squadra forte, unita, con un’intesa speciale, e arrivammo vicinissimi alla conquista della Coppa Italia. Purtroppo quella finale contro la Sarnese finì ai rigori. Una partita che, se ci penso ancora oggi, mi fa male. Perdere una finale in quel modo, dopo tutto quello che avevamo fatto per arrivarci, è una di quelle cose che rimangono dentro. Ma Arzano per me non è stata soltanto una squadra o una parentesi della mia carriera. È stata una vera famiglia. Ad Arzano ho conosciuto e stretto rapporti con persone che ancora oggi porto nel cuore: il Dottor Mariano Ruggiero, Gennaro De Mare, Antonio Matriciano, Ruggito e tanti altri amici che hanno condiviso con me quel periodo. E poi c’è la famiglia Serrao. Sono rapporti che vanno oltre il calcio, perché quando condividi spogliatoi, sacrifici, vittorie, sconfitte e momenti di vita, certe persone diventano parte della tua storia”.