LA CORRUZIONE: UNA “TASSA” OCCULTA CHE FRENA CRESCITA E INVESTIMENTI

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di Vincenzo Piscopo
Nell’Unione Europea si stima che ogni anno vadano in fumo 990 miliardi di euro a causa della corruzione. Un’indagine Eurobarometro del 2025 rivela che sette aziende europee su dieci ritengono che la corruzione ostacoli seriamente la concorrenza nei rispettivi Paesi. Ancora più preoccupante il dato sugli appalti pubblici: una impresa su quattro che ha partecipato a gare d’appalto sostiene di aver perso contratti proprio a causa di pratiche corruttive. La corruzione in Italia rappresenta un fenomeno intricato che affonda le radici in una serie di fattori sociali, culturali, storici e politici. Secondo il Corruption Perception Index (CPI),l’Italia ha storicamente ottenuto punteggi bassi, evidenziando una percezione diffusa di corruzione rispetto ad altri Paesi europei. Uno degli aspetti più preoccupanti è la cultura del favore, che si manifesta in pratiche corruttive come nepotismo e clientelismo. Questi comportamenti non solo minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, ma alimentano anche un circolo vizioso di illegalità e degrado etico. L’Indice di Percezione della Corruzione, elaborato annualmente da Transparency International, assegna un punteggio a 182 Paesi di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando dati provenienti da 13 fonti esterne. Nel 2025 l’Italia ha ottenuto 53 punti, confermandosi al 52° posto su 182 paesi a livello globale, peggiorando il punteggio rispetto al 2024 (54 punti). Inoltre, l’Italia è al 19° posto tra i 27 paesi dell’UE, evidenziando una performance inferiore alla media dell’Europa occidentale. Data la vastità del fenomeno nel nostro Paese, pare quasi che non ci siano settori i mmunida corruzione. Un dato di fatto è che essa incide negativamente sul PIL perché mina il concetto stesso di Stato di diritto, indebolisce la fiducia nei confronti delle istituzioni, danneggia la credibilità internazionale dell’Italia e incentiva la cosiddetta “fuga di cervelli”.Sono soprattutto i giovani a pagare le conseguenze della corruzione, una questione non solo morale ma una rapina vera e propria di risorse a danno della collettività. Ma per cercare di sconfiggere un fenomeno complesso, dinamico e multidimensionale servono strumenti attendibili che lo misurino, per valutare l’impatto di tangenti e malaffarenel nostro Paese rispetto agli altri Stati membri dell’Ue. Quando la propensione di una parte della politica a pilotare gli appalti a favore di amici scende o sale, diminuisce oaumenta anche la corruzione. A un più alto livello di corruzione corrisponde, di conseguenza, maggiore disoccupazione, rapporti più difficili con la Pubblica Amministrazione e minore efficienza del sistema giudiziario e del sistema Paese nel suocomplesso. Tutto ciò ci dice chiaramente che la corruzione agisce come una tassaocculta perché frena gli investimenti nel Paese, sia nazionali che esteri, e contribuiscealla riduzione della qualità dei servizi; questo si traduce in scarsa competitività economicae in un aggravio di costi per la collettività.Cosa si può fare per migliorare la situazione?In linea di massima le soluzioni passano anche attraverso la trasparenza nella politica enelle istituzioni e la efficace digitalizzazione della pubblica amministrazione, chepermetterebbe di individuare inefficienze, sprechi o truffe. Tuttavia, quando si parla dicombattere la corruzione occorre assicurare anche la certezza e il rispetto del diritto, cioèla certezza dell’indipendenza del potere giudiziario nella risoluzione delle controversie fraimprese e cittadini. La corruzione, intanto, non soltanto crea ingiustizia, ma danneggiapesantemente anche la vita economica del paese: quando i giochi sono truccati, a vinceresono i più furbi, non i più bravi. Se l’azienda che vince un appalto pubblico, per esempio,costruisce opere malfatte, inutili, a costi altissimi, il danno che ne deriva alla collettività èimmenso. “Ungere le ruote” diventa la prassi abituale se l’appartenenza a un clan fa
premio sul merito: nelle scuole, negli uffici, negli ospedali, nelle aziende, nella vitaeconomica in genere di un paese corrotto, vinceranno i mediocri, mentre i più competentirischieranno di essere esclusi.L’indebolimento Normativo recente, inclusa l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, sono stati criticati per aver ridotto gli strumenti di contrasto e prevenzione. L’art. 323 del codicepenale, infatti, rappresentava uno dei cardini della tutela penale contro gli abusi e leprevaricazioni dei pubblici ufficiali e dei “colletti bianchi” contro i comuni cittadini.Analogo ragionamento andrebbe fatto (e approfondito) circa le recenti modifiche normativeche hanno interessato il potere della Corte dei Conti. Infatti, la riforma della Corte dei conti,in vigore dal 22 gennaio 2026, introduce limitazioni alla responsabilità erariale con un tettomassimo di risarcimento del 30% del danno (salvo il dolo).In questa sede si vuole solo ricordare che, come prevede il Codice di Giustizia contabile,le Procure Regionali presso la Corte dei Conti:a) hanno il compito esclusivo di promuovere l’azione di responsabilità per danno erariale;b) giudicano amministratori, funzionari e agenti contabili pubblici per danno erariale(danno al denaro pubblico);c) chiedono il sequestro conservativo dei beni del presunto responsabile a garanzia delrisarcimento.In ordine all’Impatto Economico e Sociale, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC)fa sapere che la corruzione riduce la qualità dei servizi pubblici (sanità, infrastrutture),favorisce inefficienze nella Pubblica Amministrazione e aumenta le disuguaglianze.Inoltre, la corruzione facilita le infiltrazioni criminali nell’economia legale, in particolare inalcune aree del Paese,Ma quali possono essere gli strumenti per una efficace Lotta alla Corruzione?L’ANAC è l’Ente preposto a combattere la corruzione nelle pubbliche amministrazioni econtinua a svolgere un ruolo cruciale, focalizzandosi sulla trasparenza e sullaprevenzione. Attraverso la promozione della trasparenza e l’implementazione di misurepreventive, l’autorità si propone di ridurre il rischio di corruzione e di migliorare l’integritàdelle istituzioni pubbliche. Le linee guida e le raccomandazioni dell’ANAC sonofondamentali per orientare le amministrazioni verso pratiche più etiche e responsabili.L’allora Presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone, tempo fa affermò: “E’ impensabile che sipossa vincere questa battaglia senza agire sul fronte della prevenzione”.L’approvazione di una nuova direttiva UE anticorruzione potrebbe rafforzare le legislazioninazionali. Poiché la corruzione non è solo un problema giuridico, ma anche un fenomenosociale, sarebbe necessario anche un cambiamento culturale profondo. Inoltre, lalegislazione italiana ha introdotto strumenti giuridici per contrastare la corruzione, come ilDecreto Legislativo n. 231/2001, che prevede la responsabilità amministrativa dellepersone giuridiche per reati di corruzione. Questo rappresenta un passo significativo versola responsabilizzazione delle aziende e delle istituzioni coinvolte in pratiche corruttive.In conclusione, la corruzione in Italia è un problema radicato che richiede un approcciomultidimensionale per essere affrontato efficacemente. È fondamentale promuovere unacultura della legalità e della trasparenza, nonché implementare misure legislative epreventive adeguate. Solo attraverso un impegno collettivo e una maggioreconsapevolezza sociale sarà possibile ridurre il grave fenomeno e ripristinare la fiducia deicittadini nelle istituzioni. La corruzione non è, dunque, solo un problema etico, ma un frenoallo sviluppo economico: distorce il mercato, allontana gli investimenti, riduce la qualità deiservizi pubblici e, in ultima analisi, impoverisce l’intera società. Quando un’impresa vinceun appalto non per la qualità della sua offerta ma per le relazioni che intrattiene, ci

rimettono tutti i cittadini.