Fuga dai tribunali: il Sud paga due volte.

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Il 73% dei cancellieri assegnati al Nord ha rifiutato il posto. A Milano, su 94 vincitori del concorso, ne hanno preso servizio appena 5. Si parla di “fuga”, di “disertori”. Io dico che si dovrebbe parlare di sopravvivenza.
Chi ha vinto un concorso pubblico a 1.600 euro netti al mese si ritrova davanti a una scelta impossibile: una stanza in appartamento condiviso a quasi 700 euro, più utenze, trasporti e spese quotidiane. A quel punto non si sta più costruendo un futuro, si sta solo cercando di arrivare a fine mese. Rinunciare al posto fisso non è un capriccio, è un calcolo aritmetico.
Ma c’è un’altra faccia della medaglia, di cui si parla poco. Questi giovani sono quasi tutti del Sud. Restare significa fare i conti con un Meridione dove le opportunità sono sempre più rare. Partire significa lavorare per pagare l’affitto. Per i ragazzi del Mezzogiorno non esiste una strada facile: né a casa, né lontano da casa.
Intanto i tribunali restano senza personale, le udienze vengono ridotte e a pagarne il prezzo sono cittadini, imputati e vittime, che hanno diritto a un processo in tempi ragionevoli. Il presidente del Tribunale di Milano parla apertamente di “sofferenza” e di diritti lesi.
Il problema è politico. Servono indennità di sede, politiche abitative serie, stipendi adeguati al costo della vita. Senza questi interventi, la pubblica amministrazione sarà sempre meno attrattiva e il divario tra Nord e Sud sempre più profondo.
Un lavoro non può costare più di quanto rende.