Mentre la comunità cattolica arzanese aspetta con trepidazione la celebrazione solenne della Messa dedicata alla nostra Santa Giustina, che si terrà domani alle ore 9.00 e 18.30, cala il sipario sugli eventi culturali della Festa di Santa Giustina 2026.
Bisogna riconoscerlo subito: questa edizione un miracolo lo ha compiuto. Non la moltiplicazione del pubblico, purtroppo. Quello sarebbe stato troppo persino per Santa Giustina. Il miracolo è stato aver riportato in vita un modello di spettacolo che pensavamo appartenesse ormai alla storia della televisione italiana: quello dei grandi presentatori capaci di essere contemporaneamente conduttori, protagonisti, direttori artistici, comunicatori e centro permanente della scena. Li avevamo lasciati simbolicamente alla fine dell’edizione 2025, quando qualcuno aveva provato a sostenere un principio rivoluzionario: nelle manifestazioni culturali i protagonisti dovrebbero essere gli artisti, mentre agli organizzatori e ai politici spetterebbe il compito, meno appariscente ma più importante, di creare le condizioni per il successo: organizzare, programmare, risolvere problemi, assumersi responsabilità e, possibilmente, restare dietro le quinte o apparire soltanto quando necessario.
Una teoria evidentemente troppo moderna. Così, nel 2026, ad Arzano è tornato il divismo di una volta: presentatori, protagonisti, comunicatori, direttori, commentatori e, quando necessario, anche pubblico di sé stessi. Peccato che persino i più grandi mattatori della storia dello spettacolo avrebbero avuto qualche difficoltà davanti alle platee viste quest’anno. A un certo punto mancava soltanto il televoto, ma probabilmente non avrebbero risposto nemmeno da casa.
Terminata l’ironia, resta il rispetto. Quello vero. Quello che abbiamo mostrato agli organizzatori nonostante abbiamo ricevuto insolitamente sgarbati attacchi, anche personali, e tentativi di censura. A loro il nostro invito a replicare e confutare le nostre analisi con garbo, numeri e argomentazioni.
Prospettive ha sostenuto questo progetto dal primo giorno, dando spazio alla Festa sul cartaceo e sul web attraverso dirette, video, fotografie, grafiche e articoli, senza mai misurare il proprio sostegno sulla vicinanza personale con chi, di volta in volta, ne faceva parte.
Tutto ciò non è servito per rientrare nell’esclusiva concessa a chi si è accorto della Festa proprio quest’anno. Non importa. Se l’obiettivo era minare il nostro spirito critico, preferiamo lasciare ad altri questo privilegio.
Continueremo a sostenere ciò che funziona e a indicare ciò che deve essere migliorato. Non faremo mai le foche da circo di nessuno. A noi interessano i risultati e gli indicatori, confrontati con il progetto di rilancio della Festa come prodotto culturale, presentato alla città fin dal 2022.
Alla fine di questa edizione desideriamo manifestare tutto il nostro apprezzamento per gli artisti, gli attori, i figuranti, i cantanti, i giovani e i volontari del servizio d’ordine e logistico, che hanno dedicato tempo, energie e passione.
Riguardo alla Tragedia partiamo da un’analisi della strutturazione del casting, nel 2023 la rappresentazione si fondava prevalentemente sull’impegno di attori filodrammatici, giovani, appassionati e fedeli delle parrocchie; nel 2024 e nel 2025 si era scelta una formula mista, non essendo disponibile una compagnia amatoriale, affiancando attori professionisti retribuiti a giovani delle scuole teatrali e delle comunità parrocchiali.
Quest’anno si è tornati sostanzialmente allo schema della prima edizione, con una evidente partecipazione di pubblico agli antipodi. Al di là dell’esiguo numero di spettatori, rispetto al confronto, riteniamo legittime entrambe le formule di casting nei quattro anni, mista e totalmente volontaria.
Non vogliamo entrare nella valutazione dell’originalità delle scene, dei dialoghi, dei movimenti, delle interpretazioni o delle musiche rispetto alle edizioni precedenti. La nostra Tragedia è un’opportunità che è giusto far sperimentare a quante più persone possibile, proprio perché possiede una profonda dimensione rituale. La sua natura è più antropologica che teatrale e, pertanto, non è il caso di scomodare la critica teatrale: è bastato ascoltare il canto iniziale affidato alla bravissima “Giustina” per comprendere che eravamo lontani anni luce dal soprano dello scorso anno e da altre performance.
Ma per noi va benissimo così. Anzi, a questi attori diciamo un sentito grazie e facciamo sinceri complimenti. Perché va riconosciuto il coraggio di affrontare un testo impegnativo, di aver saputo emozionare il pubblico e di aver accettato la responsabilità di confrontarsi con una tradizione tanto antica e sentita.
Salire su quella scena, esporsi e misurarsi con un rito che appartiene alla memoria collettiva della città merita rispetto, indipendentemente da qualsiasi valutazione tecnica. Abbiamo visto la stessa Corale dello scorso anno, abbiamo apprezzato gli effetti di luce, capaci in alcuni momenti di restituire intensità e suggestione alla rappresentazione, così come la cornice dell’altare, che ha conferito alla scena una forza simbolica particolarmente coerente con il carattere sacro e popolare della Tragedia.
Ed è qui che termina il nostro applauso agli artisti e ai protagonisti delle cinque serate, che hanno avuto il grande merito di salvare il salvabile, e cominciano i dubbi sulle responsabilità di chi ha organizzato, diretto e decidso. Soprattutto per rispetto dei contribuenti.
La Festa di Santa Giustina è stata sostenuta dal Comune con risorse pubbliche e accompagnata da contributi privati. Quest’anno parliamo di circa quindicimila euro tra finanziamento comunale, risorse destinate alla safety e security e sponsorizzazioni.
E proprio il rapporto con il Comune resta una vicenda che merita di essere chiarita.
Fino ad aprile, approfittando della crisi politica e delle elezioni, è stata alimentata dagli organizzatori la narrazione secondo cui il Comune non avrebbe finanziato la Festa.
Una circostanza successivamente smentita dai fatti perché, secondo quanto risulta a Prospettive, dell’esistenza delle risorse comunali si era a conoscenza già dal mese di settembre.
Per mesi è stata quindi diffusa una rappresentazione che non corrispondeva alla situazione poi emersa, bloccando di fatto l’organizzazione della Festa e compromettendo il coinvolgimento delle scuole, delle parrocchie, del mondo artistico e commerciale.
Da costo zero a quindicimila euro è stato un attimo.
Se non si conosceva l’esistenza di risorse previste da mesi, parliamo di un grave problema di competenza e organizzazione. Se invece si conoscevano, diventa legittimo chiedersi perché sia stata raccontata alla città una situazione diversa.
In entrambi i casi, il risultato è stato un ritardo enorme nella programmazione e un maldestro tentativo di partecipazione effettuato solo a marzo.
Una situazione salvata solo grazie al Comune, che ancora una volta ha messo risorse, strutture e credibilità istituzionale a garanzia della Festa.
Ed è anche grazie al Comune, che dal 2022 ha fatto da garante e da apripista presso le scuole per il progetto della Festa di Santa Giustina, se oggi si parla di PTOF.
Purtroppo, a qualcuno è sfuggito.
Però coinvolgere le scuole non significa portare studenti e dirigenti a qualche manifestazione o utilizzarne la presenza per riempire una fotografia.
Significa affidare processi produttivi, costruire percorsi culturali durante l’intero anno scolastico, sviluppare cittadinanza attiva e consentire ai giovani di diventare protagonisti della progettazione culturale della città.
Ed è paradossale che, mentre si parla di giovani e scuole, la comunicazione destinata proprio a raggiungere nuovi pubblici sia rimasta indietro.
Una comunicazione social episodica e incapace di costruire attesa, partecipazione e racconto. Pagine utilizzate prevalentemente come bacheche per locandine, fotografie e autocelebrazioni, anziché come strumenti per coinvolgere la città e raggiungere nuovi pubblici.
Ancora più grave è la situazione del sito istituzionale della Festa, sostanzialmente inchiodato e non aggiornato. Più che un sito internet, ormai è un reperto archeologico: coerente con la rievocazione storica, un po’ meno con la promozione culturale.
Dopo quattro anni sono scomparse persino la diretta televisiva e quella streaming che, nelle precedenti edizioni, avevano consentito alla Tragedia di raggiungere decine di migliaia di persone anche fuori da Arzano.
Non basta organizzare eventi. Bisogna creare le condizioni affinché le persone desiderino e possano parteciparvi.
Ed è proprio il finanziamento pubblico a imporre una riflessione ancora più seria: il Comune non finanzia la festa privata di un’associazione o di una singola parrocchia. Finanzia la Festa patronale della città.
Significa che il progetto deve essere aperto, inclusivo e capace di coinvolgere l’intera comunità e almeno il circondario.
Il risultato complessivo, invece, ci è sembrato nettamente deludente. Tanto è vero che è mancata persino la dimensione più semplice della festa popolare: lo street food, una piccola sagra, qualche stand e il coinvolgimento delle attività commerciali del territorio.
Ma è sul tema della sicurezza che riteniamo necessaria una riflessione particolarmente seria.
Safety e security hanno rappresentato uno degli assi portanti delle precedenti edizioni, con ripercussioni anche importanti sulle scelte artistiche e organizzative.
Proprio per questo ci è sembrato grave assistere, dopo la scarsa partecipazione delle prime serate, a una gestione della sala teatrale che, a nostro giudizio, ha privilegiato la necessità di mostrare finalmente una presenza significativa di pubblico rispetto alla prudenza nella gestione degli accessi e degli spazi.
La sicurezza non può dipendere dal successo o dall’insuccesso di una manifestazione. Non può essere più rigorosa quando le piazze sono piene e diventare secondaria quando si avverte la necessità di mostrare pubblico.
Sovraffollamento, vie di fuga inadeguate o una gestione approssimativa degli accessi possono trasformare una festa in una tragedia.
Quella vera.
Infine, una riflessione sulla “grande famiglia” evocata ripetutamente in questi giorni e soprattutto nella Casa del Signore.
Purtroppo, ci tocca il ruolo inedito di dover precisare la catechesi.
La famiglia cristiana non è un gruppo chiuso né una cerchia di appartenenza. Le famiglie che si rinnovano di anno in anno sono comitati.
La famiglia è il luogo nel quale si cerca chi manca, si riconosce chi ha camminato con noi e si prova a ricomporre ciò che si è diviso.
Ci è sembrato di ritrovare questa sensibilità solo nelle parole del nuovo Sindaco, capace di notare pubblicamente l’assenza di tanti protagonisti delle precedenti edizioni.
Consigliamo ai familisti un’opportuna una rilettura del finale del Primo Libro di Mosè.
Pertanto, visto che sono stati così avari gli altri, lo facciamo noi che amiamo questa Festa.
Rivolgiamo un grande ringraziamento agli artisti, agli attori, ai figuranti, ai cantanti, ai giovani, ai volontari, alle maestranze, alle istituzioni, agli organizzatori e a tutti coloro che, a partire dal 2022 – e ancora prima, fin dal 1858 – hanno offerto il proprio contributo alla Festa.
Perché è solo recuperando uno spirito di gratitudine verso il passato che si può avere la serenità necessaria per costruire il futuro.
Cala il sipario sulla Festa di Santa Giustina 2026.
Restano il denaro pubblico investito, una comunicazione arretrata, un sito istituzionale inchiodato, le piazze vuote, una Tragedia realizzata con sacrificio, una Mostra coraggiosa ma da innovare, le tante assenze, un pubblico ridotto al minimo, le responsabilità e, soprattutto, molti dubbi.
Nel 1902 avevano già chiaro come valutare il successo di una manifestazione: il concorso di pubblico, la capacità di attrarre forestieri e le ricadute sul commercio locale.
Centoventiquattro anni dopo, persino l’affluenza diventa opinabile, nonostante le immagini abbiano immortalato piazze deserte.
È vero che «chi vuol esser lieto, sia, di doman non c’è certezza». Ma continuare a festeggiare gli errori di oggi è il modo più sicuro per compromettere il domani.
Facciamo nuovamente appello al Sindaco e alle istituzioni religiose e civili affinché il lavoro di questi quattro anni non sia sprecato.
Auspichiamo sinceramente che intorno a Santa Giustina possa nascere finalmente una grande famiglia arzanese: aperta, inclusiva, competente e capace di mettere da parte personalismi, appartenenze e rivendicazioni.
Domani sarà un grande momento di preghiera e di fede. Si approfitti di questa occasione per auspicare una fraternità vera e per ripartire subito, senza perdere altro tempo nelle divisioni, per ricostruire insieme una Festa davvero partecipata, da tutta la città.
Perché anche i più grandi divi della storia dello spettacolo sapevano una cosa fondamentale: potevano essere i volti della serata, ma senza la partecipazione non esisteva alcun successo.
















































