
Oggi era il termine ultimo entro cui i Comuni devono approvare e comunicare la delibera di adesione alla “rottamazione” dei tributi locali, la definizione agevolata che consente ai contribuenti di estinguere debiti con l’ente senza sanzioni e interessi di mora. Un’opportunità concreta per famiglie e imprese in difficoltà, ma anche per le casse comunali, che potrebbero finalmente incassare somme altrimenti destinate a restare cristallizzate nei ruoli coattivi.
Nel Consiglio comunale del 28 luglio, a tre giorni esatti dalla scadenza, l’assessora al bilancio ha dichiarato di essere “ancora” in attesa dell’istruttoria da parte degli uffici. Una risposta che dovrebbe far riflettere chiunque segua l’amministrazione locale: non si tratta di un contrattempo dell’ultimo minuto, ma dell’ammissione che, a ridosso del termine perentorio, l’ente non dispone ancora degli elementi tecnici per deliberare.
Va ricordato che la rottamazione quinquies non è una novità piovuta dal cielo: il quadro normativo era noto da tempo, e i Comuni che hanno voluto cogliere l’opportunità hanno potuto attivarsi con congruo anticipo, calendarizzando l’istruttoria degli uffici tributi e portando la delibera in Consiglio con margine sufficiente per eventuali correzioni. A Casavatore, invece, si arriva al 28 luglio senza un atto pronto, e con l’assessora che scarica la responsabilità del ritardo su un’istruttoria ancora in corso e della quale non è in grado di riferire alcunché. Nelle stesse condizioni il sindaco. Che parimenti coinvolto si è trincerato dietro i formalismi: “l’argomento non è all’ordine del giorno”.
Di fronte a queste dichiarazioni, le domande sono inevitabili. Da quanto tempo gli uffici stavano lavorando al provvedimento? Quando è stata sollecitata formalmente l’istruttoria, e con quale grado di priorità? Perché non è stato previsto un Consiglio comunale straordinario per approvare la delibera in extremis, prima che il termine scadesse definitivamente?
E per effetto dell’inutile decorrenza del termine di adesione, quali responsabilità politiche e amministrative verranno individuate per un mancato incasso che ricade, in ultima analisi, sui cittadini e sulle casse comunali già in sofferenza?
Non sono domande retoriche. Sono le stesse domande che un consiglio comunale attento avrebbe dovuto porre già nelle settimane precedenti, non la sera del 28 luglio, quando ormai lo spazio di manovra si è ridotto a poche ore lavorative.
Il caso della rottamazione quinquies si inserisce in un quadro già segnalato più volte su queste pagine: quello di una macchina amministrativa che arriva sistematicamente agli appuntamenti con affanno, quando non li manca del tutto. Che si tratti di PEF TARI, di fondi PNRR con termini di proroga concessi in via eccezionale, o ora di un’agevolazione fiscale che avrebbe potuto portare liquidità a un bilancio strutturalmente fragile, il copione si ripete: istruttorie tardive, comunicazioni all’ultimo momento, responsabilità che restano diffuse e mai chiaramente attribuite.
A tre giorni dalla scadenza, la domanda da porre all’assessora al bilancio e al sindaco avrebbe dovuto essere semplice e diretta: cosa ha fatto, concretamente, nelle settimane in cui la scadenza era già scritta nero su bianco? La risposta non c’è stata. E a pagarne il prezzo saranno ancora una volta i cittadini di Casavatore.




