L’avvocato Eduardo Chiacchio. ” Calcio e Giustizia Sportiva”.

0
27

(di Giovanni Aruta)-Pochi lo ricordano come ala una quarantina di anni fa. Ma chi ha superato i 60 ed ha sempre seguito il calcio minore, che poi tanto minore non era, visto che parliamo pur sempre di professionisti, lo ha bene in mente. Oggi però tutti conoscono Eduardo Chiacchio. Legale di tante società di calcio, negli anni passati ha anche difeso il Napoli. Noi proviamo a farlo conoscere a fondo ai lettori di Prospettive.

Ci riceve nel suo studio. Per chi lo ricorda calciatore da un punto di vista fisico è cambiato poco. Certo gli anni sono passati anche per lui, ma il volto è sempre lo stesso. Anche la voce, e questo un po’ ti confonde. Resta il fatto che lui è rimasto sempre lo stesso. In campo provava, e spesso ci riusciva, ad aggirarti con finte in velocità. Adesso ti guarda con attenzione, sembra scrutare la tua anima. Anche se è lui ad essere l’intervistato, ti osserva, ti scruta, sembra essere sul punto di piantare uno scatto, come faceva in campo.

Allora Eduardo, ci dici come mai appese le scarpe al chiodo hai deciso di prendere la strada dell’avvocato?

“in fin dei conti ho trovato la strada spianata. Sono discepolo ed erede di dinastia di insigni giuristi dal bisnonno Michelangelo Chiacchio al nonno Eduardo Chiacchio, al papà Giuseppe, tragicamente scomparso a 42 anni. Diciamo che ero fuori razza su un campo di calcio. Ma tenete presente che anche mentre giocavo ho avuto la forza di seguire il corso di laurea in Giurisprudenza. Nel 1981 mi sono laureato col massimo dei voti alla Federico II. Il fatto di aver giocato tanti anni a livello professionistico mi ha portato ad essere inserito in un mondo particolare, quello del calcio, il che mi ha favorito”.

Facciamo un breve passo indietro. Lei giocava ancora quando si è laureato. Ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense nell’ottobre 1985, iscrivendosi all’Albo degli Avvocati del Foro di Napoli. Ma già dal 1982, ha patrocinato quale difensore di numerosi calciatori professionisti dinanzi all’allora Collegio di Disciplina e Conciliazione prima, al Collegio Arbitrale poi, per vertenze economiche di ogni genere e natura.

“Quando dicevo che il fatto di essere calciatore mi aveva favorito nella mia professione mi riferivo soprattutto agli inizi”.

Ma poi appese le scarpette al chiodo ha iniziato a fare l’avvocato alla grande… Da Bolzano a Treviso, a Venezia, a Trieste, a Padova, a Verona, a Bergamo, a Monza, a Busto Arsizio, a Como, a Sanremo, a La Spezia, a Torino, ad Alessandria, a Cuneo, a Vercelli, a Massa, a Carrara, a Viareggio, ad Arezzo, a Perugia, a Terni, a Roma, a Latina. Poi il Napoli con varie gestioni dirigenziali del massimo Club del capoluogo per oltre 20 anni, ad Avellino, a Salerno, a Caserta, a Benevento, ad Ancona, a Rimini, a Ravenna,, a Reggio Emilia, a Forlì, a Pesaro, a Modena, a Macerata, ad Ascoli Piceno, a Teramo, a Pescara, a L’Aquila, a Chieti, a Campobasso, a Foggia, a Bari, a Taranto, a Brindisi, a Potenza, a Matera, a Cosenza, a Catanzaro, a Crotone, a Reggio Calabria ed, infine, nelle isole, a Cagliari, a Sassari, ad Olbia, a Nuoro, a Catania, a Messina, a Siracusa, ad Agrigento, ad Enna, a Ragusa, a Trapani per limitare il campo operativo ai soli capoluoghi di provincia.

“Oggi credo di essere uno degli avvocati calcistici più conosciuti, lo ammetto. Evidentemente il dna trasmessomi dai miei avi è servito a qualcosa. Diciamo che sono stato uno dei primi. Quando ho iniziato a fare l’avvocato non è che ci fossero chissà quanti legali in questo mondo.  Oggi ce ne sono tanti di più. Anche perché sono aumentate le cause”.

Resta il fatto che sia il numero uno del suo settore…

“La ringrazio, ma non sta certamente a me dire una cosa del genere. Posso dire però che continuo a fare il legale a testa alta. Non sto a far perdere tempo e denaro alle società. Quando penso che non ci siano possibilità di vincere una causa non vado avanti”.

Che sia questo il suo segreto?