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(Giusy Cirillo) Oggi ancora esistono Stati che, per ragioni religiose, politiche, per pregiudizi sociali e soprattutto di genere, vietano alle bambine di andare a scuola, contribuendo a sottrarre al mondo menti brillanti. Non è il caso di Creola Katherine Coleman, nota anche come Katherine Goble e salita agli onori della gloria come Katherine Johnson (1918 a White Sulphur Springs-2020 Newport News-USA, da padre boscaiolo e madre insegnante). È insignita di vari prestigiosi premi tra cui: National Women’s Hall of Fame (2021), Medaglia d’oro del Congresso (2019), Laurea honoris causa per il suo ruolo pionieristico presso la NASA, Università di Johannesburg – Facoltà di Scienze (2019), dal Presidente Obama riceve la Medaglia presidenziale della libertà nel 2015, la più alta onorificencivile americana. Solo nel 2016, la sua straordinaria avventura umana è immortalata da Margot Lee Shetterly nel suo libro intitolato “Hidden Figures” (2016) da cui è tratto il film omonimo (2016), che riceve tre candidature ai Premi Oscar. Chi è Katherine, questa afroamericana che ci ha portato sulla Luna? È una donna scienziata, matematica, fisica, informatica che ha il dono geniale di saperla calcolare perché abituata fin da piccola a farlo, come lei stessa racconta. A 18 anni consegue due lauree, in Matematica e in Francese.
Il suo professore afroamericano, W.W. Schieffelin Claytor, il terzo nella Storia a ottenere un dottorato in matematica, decide di elaborare solo per lei un particolare corso di “Geometria Analitica dello Spazio”, affinché fosse pronta per le nuove sfide. A 20 anni è una delle tre uniche afroamericane ammesse all’Università del West Virginia. Però, dopo il matrimonio e tre figlie decide di lasciare tutto per la famiglia, fino a quando per caso apprende la notizia che la NACA (NASA nel 1958), ha iniziato ad assumere presso al Langley Research Center di Hampton (Virginia), donne nere matematiche dalle alti doti scientifiche, da considerarsi “computer umani”, a cui affidare il compito di fare calcoli in modo preciso; ella decide di partecipare subito e viene scelta, decide di trasferirsi con tutta la sua famiglia a Newport News, dove lavora per 34 anni. La sua tenacia e desiderio di fare ciò che meglio le riesce, calcolare, si scontra con una violenta forma di razzismo, ancora troppo forte a quel tempo, che fa riferimento alla separazione netta con i bianchi e riguarda per esempio le mense, i bagni (posti a lunga distanza), ma soprattutto la sezione a lei più congeniale, quella del Calcolo, tenuta a lei segreta. Katherine diventa membro delle “West Computers”, un gruppo di donne afroamericane dotate per la matematica, seppur la Nostra fosse portata più per la “Geometria dello Spazio”, guidate da Dorothy Vaughan, che grazie a questa esperienza diventerà la prima donna afro-americana a dirigere un tale gruppo di lavoro e sarà una pioniera dell’introduzione del computer negli anni ’60 del Novecento, insegnando al suddetto gruppo il linguaggio di programmazione “Fortran”. Nel 1958, la segregazione è abolita del tutto nell’agenzia, nel 1960 lei co-firma (cosa mai concessa prima ad una donna e soprattutto nera) un articolo con uno degli ingegneri del gruppo calcolo per inviare una navicella nello spazio. Nel 1961 calcola la traiettoria della capsula Freedom 7 che porta il primo americano (Alan Shepard) nello spazio, nel 1962, fatto storico, John Glenn per assicurarsi che sarebbe ritornato sulla Terra, chiede agli ingegneri di “chiamare la ragazza” e dopo che ella gli assicura che i calcoli sono giusti, decide di salire in navicella e diventare il primo astronauta americano in orbita intorno alla Terra, dopo l’Unione Sovietica. Poi, partecipa al gruppo di lavoro che calcola il lancio di Apollo 11 (1969), che porta l’uomo per la prima volta sulla Luna. Continua a lavorare, ora Esiste! Si accorgono della sua competenza anche superiore a quella maschile e riesce a co-firmare ben 26 articoli scientifici. Il talento di Katherine, una donna nera ha trionfato!
Fonte Foto: Quotidiano Nazionale.
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Katherine Johnson alla Nasa





