ISABELLA D’ESTE: LA SIGNORA SIMBOLO DI UN ETA’ DI SPLENDORE

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Occhiello: Il Rinascimento italiano nel potere di una donna

(Giusy Cirillo) Isabella d’Este (1734-1539) icona, simbolo del Rinascimento italiano, Signora del piccolo Ducato di Mantova, uno dei centri più vivaci dell’epoca, che trasformerà in laboratorio culturale, dove giunge diciassettenne per andare in sposa, come concordato fin dalla sua tenera età, a Francesco II Gonzaga, divenendo marchesa consorte, ma continuerà a portare il cognome paterno. Amata primogenita di Ercole I d’Este e di Eleonora d’Aragona, figlia del Re di Napoli, riceve un’educazione al pari di un re, studiando latino, greco, musica, retorica, ballo. Ella, benchè poco attraente, rimane donna di gran fascino, molto colta, raffinata, lungimirante, tenace, indole da sovrana, mecenate, esteta, eccelle in campo artistico come fine collezionista d’arte, al punto da riunire presso di sé i più importanti geni del momento, tra cui Mantegna, Perugino, Leonardo, Bellini ai quali dà del tu, avrà contatti anche con Rubens, è benefattrice di Ludovico Ariosto, del Bembo, di Baldassarre Castiglione, di Pietro Aretino, e molti altri letterati; inoltre, risulta la prima donna a farsi costruire due “studioli”, uno nel Palazzo Ducale e uno nella sua seconda residenza, in queste enormi stanze colleziona opere d’arte quali: dipinti, arazzi, medaglie, statue, gioielli (ora presenti in vari musei d’Europa). Lancia nuove mode nell’abbigliamento e nelle pettinature.
Riveste un prestigioso ruolo politico, infatti, non solo tesse una fitta rete di contatti con i principali rappresentanti del tempo, che le garantiscono tutela e alleanze, ma insieme al marito condivide e ottengono la possibilità di continuare la dinastia e il mantenere intatto il piccolo Ducato, che le mostra approvazione e la considera una vera sovrana. Diventa anche capo militare in assenza del marito, impegnato a difendere il territorio e come una donna potente prende decisioni al suo posto. Il suo motto è: “Nec spe nec metu”, ossia “né con speranza né con timore”. Per ricostruire la sua storia così complessa abbiamo a disposizione i documenti della cancelleria di Mantova, l’archivio Gonzaga e il suo epistolario di 30.000 lettere.
Isabella d’Este da paragonarsi quasi a Lorenzo il Magnifico per originalità di pensiero, amore per l’arte e la strategia politica, diventa la protagonista assoluta de “Rinascimento privato”, il romanzo storico capolavoro di Maria Bellonci, che grazie ad esso vince il Premio Strega nel 1986. È giusto ricordare in questa sede che è stata proprio questa scrittrice l’ideatrice di tale Premio, istituito in modo ufficiale a Roma nel 1947 insieme ad Guido Alberto, proprietario della casa produttrice del Liquore Strega, da cui prende il nome il Premio. Si tratta di una raffinata biografia dell’Este, scritta in forma di romanzo autobiografico. Questo libro è stato pensato per oltre vent’anni prima di essere scritto e risulta anche il più personale dell’autrice, la quale per dare profonda autenticità alla sua scrittura, si è a lungo documentata su fonti storiche originali dell’epoca, infatti, ha anche letto gran parte dell’epistolario scritto di propria mano da Isabella.
La trama: 1533, Isabella, quasi sessantenne, nella sua Stanza degli orologi, rievoca attraverso un “[…] esame vasto e rigoroso […] gli anni pieni o addirittura frenetici che mi sono toccati in sorte.” tutta la sua vita e diviene consapevole di aver, non solo custodito il piccolo Ducato, ma contribuito a creare una corte di ineguagliabile splendore per i grandi geni in ogni campo, che ancora oggi ammiriamo. La scrittura risulta articolata perché è presente un lessico dell’epoca, ciò per dare al testo una parvenza di antico.
In questo pregevole romanzo, in cui si nota la presenza di personaggi totalmente inventati come Robert de la Pole, corrispondente del re d’Inghilterra e innamorato platonico di Isabella, viene esaltato il valore immenso, custodito nella personalità femminile di tutti i tempi, che oltrepassa la fatica, l’orgoglio, il valore di una dinastia per dar luce alla dignità e brillare nella Storia.

Fonte Foto: Libreria Pienogiorno.