Casoria, il crollo di Via Cavour è un “disastro annunciato”. L’Avvocato Giuseppe Salzano: «Sentenze ignorate e società appaltatrice esonerata da responsabilità: ecco la verità»

0
1196

CASORIA – Non è la pioggia, non è il destino, non è la vetustà degli edifici. Il fango e le macerie di via Cavour sarebbero l’ultimo anello di una catena di omissioni che parte da lontano. A lanciare l’atto d’accusa è il noto legale del foro locale, l’Avv. Giuseppe Salzano (nella foto), che sta continuando a combattere nelle aule di tribunale affinché siano ristorati i danni causati dalle infiltrazioni della rete idrica comunale in altri siti del territorio comunale.

In questa intervista esclusiva, l’avvocato Giuseppe Salzano ricostruisce una trama fatta di sentenze inascoltate e paradossi burocratici che gravano sulle tasche dei cittadini.

Avvocato, dopo via Cavour la città ha paura. È davvero un evento imprevedibile?

«Purtroppo, no. Via Cavour non è l’ultima tessera di un mosaico inquietante: altre due tessere si sono aggiunte in queste ore: Via Padre Ludovico e Via Nicola Rocco. E vicende simili hanno già colpito edifici siti in Via Santa Croce e in Via Matteotti. Sventure rispetto alle quali è stato accertato in sede giudiziaria – con inoppugnabili accertamenti eseguiti dai consulenti tecnici nominati dal Tribunale – che il dissesto degli edifici non è dipeso dalla fatalità, o dall’incuria dei proprietari, ma da infiltrazioni persistenti della rete idrica comunale. E, poiché in relazione a una di queste famigerate vicende è stata accertata già da tempo in sede giudiziaria la violazione degli obblighi di custodia, l’ennesimo crollo di questi giorni non è una sorpresa, ma una tragica conferma di un’inerzia manutentiva.»

Lei, tra gli altri, come ha appena detto, ha seguito anche il caso di via Matteotti. Lì è emerso un fatto che definire “anomalo” sembra poco. Di cosa si tratta?

«Si è assistito a un paradosso istituzionale. Mentre i danneggiati chiedevano giustizia per i pregiudizi subiti, è stata prodotta in giudizio una dichiarazione di un dirigente comunale volta a “scagionare” la società Ottogas, gestore della rete, affermando che quella specifica condotta non le era stata affidata. Un “assist” documentale che ha contribuito a cambiare l’esito del processo: la società è uscita indenne poiché, stando alla menzionata documentazione, non sarebbe responsabile di tutte le condutture comunali, e l’intera condanna al risarcimento è ricaduta esclusivamente sul Comune»

In pratica, il Comune ha pagato per sollevare il privato dalle sue responsabilità?

«I fatti processuali dicono questo: in ragione di una nota masochisticamente prodotta dall’apparato burocratico dell’Ente, la responsabilità del gestore è stata esclusa. Il risultato? Il conto dei danni, invece di essere pagato dall’Ottogas o dal suo assicuratore, sarà pagato dal Comune di Casoria, e dunque dalla collettività. Che, così, non solo si sobbarca le nefaste conseguenze derivanti dai crolli e dai cedimenti strutturali; non solo subisce la chiusura di importanti arterie cittadine e il congestionamento del traffico locale che ne deriva, ma ci rimette anche economicamente, atteso che, in ultima analisi, le somme da corrispondere, giustamente, ai danneggiati, non sono altro che soldi che la gente versa al Comune per ricevere servizi, tra i quali anche quello idrico, che, di fatto, è reso in modo pessimo, ove si consideri la pressoché totale carenza di manutenzione delle relative condutture»

Il Sindaco Bene ha espresso solidarietà alle famiglie. Come accoglie queste parole?

«La solidarietà è un sentimento nobile, ma non mette in sicurezza i palazzi e neppure cancella eventuali responsabilità: c’è un contrasto stridente tra la vicinanza espressa e l’inerzia documentata di ieri e di oggi: a Via Santa Croce l’edificio danneggiato ancora minaccia di cadere, le cavità originate dalle perdite della condotta comunale persistono, il pericolo di crollo è concreto. In una parola, nessuna iniziativa, nonostante i consulenti officiati dal Tribunale abbiano affermato a chiare lettere la responsabilità del Comune. La vera solidarietà verso i cittadini si fa con una prevenzione efficace, non aspettando i crolli per poi scendere in strada per fare proclami.»

Il suo giudizio sull’Amministrazione, definita “la peggiore della storia casoriana”, è durissimo. Non teme che la sua posizione venga letta come un attacco politico?

«Simili attacchi provengono dai politici. E io non sono tale. Il Sindaco è un collega e gode della mia stima personale, ma qui parliamo di gestione della cosa pubblica. Il mio non è un pregiudizio, ma è solo l’amara constatazione di un cittadino e di un operatore del diritto: se il territorio si sgretola nonostante gli atti dell’Autorità Giudiziaria che, in fattispecie similari, testimoniano la cattiva tenuta della rete idrica, significa che la macchina amministrativa cammina male. Anzi, è del tutto ferma. Definire questa gestione come la più fallimentare nella storia di Casoria è un esercizio del mio diritto di critica, basato peraltro su fatti oggettivi e inoppugnabili.»

Cosa dovrebbe cambiare da domani?

«Bisogna smetterla con i rimpalli di responsabilità tra Comune e privati danneggiati, nascondendosi dietro le classiche parole: “Sarà l’Autorità Giudiziaria ad accertare le responsabilità”, al fine di buttare tutto nel dimenticatoio. Indubbiamente, la Giustizia dovrà fare il suo corso. Ma, nel frattempo, bisogna attivarsi con un monitoraggio serio di tutta la rete idrica e con indagini geognostiche del sottosuolo ad ampio spettro. Perché finché si preferirà coprire le falle burocratiche anziché quelle idriche, Casoria continuerà a crollare. Con l’auspicio che qualcuno non ci rimetta anche la vita»