Arriva l’estate e, con essa, la consueta domanda che i residenti di Casoria, Arzano e Casavatore si pongono ogni anno con la stessa rassegnata puntualità: cosa c’è da fare qui? La risposta, come da tradizione, è: poco o nulla.
Tre comuni dell’hinterland napoletano, oltre centomila abitanti complessivi, e un calendario culturale estivo che è, anno dopo anno, una pagina sostanzialmente bianca. Non una rassegna cinematografica, non un ciclo di concerti, non una festa di piazza dignitosa.
La quotidianità estiva in questi comuni comincia con la carenza di sicurezza e di decoro urbano. Nessun piano di manutenzione straordinaria viene mai annunciato prima dei mesi caldi. Il verde pubblico segue la stessa logica: aiuole abbandonate, fontane inesistenti, aree gioco inutilizzabili. E le ville comunali? A Casoria quella che dovrebbe essere il polmone verde della città è ormai chiusa, inaccessibile ai cittadini proprio nei mesi in cui sarebbe più necessaria. A Casavatore il discorso è diverso ma non migliore: la villa comunale esiste, ma si presenta come una colata di cemento priva di qualsivoglia struttura di accoglienza. Spazi che potrebbero diventare luoghi di aggregazione serale si trasformano invece in luoghi da evitare o da ignorare.
Comuni di dimensioni comparabili in altre province italiane riescono a costruire rassegne estive, festival di quartiere, proiezioni all’aperto, spettacoli per famiglie. Qui il massimo è qualche gonfiabile piazzato in una rotonda per tre giorni. A Casavatore l’unico appuntamento degno di nota resta la Festa dei Gigli, manifestazione di antica tradizione che tuttavia esaurisce in sé stessa l’intera offerta pubblica: finita la festa, finisce tutto. Il resto dell’estate è silenzio. Non si tratta di chiedere il Festival di Salisburgo: si tratta di chiedere che i mesi estivi non coincidano con il deserto civico.
Ciò che manca non è il denaro — i tre comuni accedono ogni anno a fondi regionali per la promozione culturale e a bandi ministeriali — ma la progettualità. Mancano assessorati alla cultura Capaci di invertire la rotta e amministratori disposti a investire su qualcosa che non produce consenso immediato. I cittadini, nel frattempo, preferiscono altre mete: chi può se ne va, i giovani migrano verso Napoli, lo spazio pubblico si svuota.
Casoria, Arzano e Casavatore meriterebbero amministratori capaci di immaginare questi luoghi non solo come problemi da gestire, ma come comunità da animare. L’estate 2026, come quelle precedenti, sembra invece destinata a confermare che quella visione, per ora, non abita qui.




