Ci sono immagini che non hanno bisogno di didascalie, ma che urlano una verità scomoda. Quelle che circolavano pochi giorni fa a Casavatore non sono solo foto di un cantiere: sono il manifesto di un sistema. Un autocarro di una ditta incaricata dal Comune che entra ed esce dalla Villa Comunale utilizzando le scale pedonali. Avete letto bene: le scale. Marmi destinati al passo dei cittadini calpestati dai pneumatici di un mezzo pesante, nel silenzio assordante di chi dovrebbe vigilare.
L’episodio solleva un velo pietoso sulla gestione degli appalti e dei lavori pubblici in città. Lo scenario è quello di una “terra di conquista” dove le imprese si sentono esonerate dal rispetto di qualsiasi norma elementare di logica e decoro.
“Nessuno controllerà, nessuno pagherà,” è il coro amaro dei residenti. Ed è qui che risiede il nocciolo della questione: l’arroganza di chi opera pensando di avere le spalle coperte. Se un’impresa si permette di scalare una gradinata pubblica con un autocarro – secondo molti cittadini- è perché sa che dall’altra parte non troverà un amministratore pronto a proporre una sanzione, ma un’assenza totale di controllo sul campo.
La cosa che più indispettisce i contribuenti casavatoresi è il cortocircuito comunicativo degli amministratori. Da un lato, i palchi delle celebrazioni dove si declamano lezioni sul senso civico, sulla legalità e sulla colpa dei cittadini “incivili” se le cose non vanno; dall’altro, la realtà dei fatti dove l’illegalità entra letteralmente dalla porta principale, anzi, sale dai gradini.
Come si può pretendere il rispetto delle regole da parte del cittadino quando l’amministrazione, attraverso le ditte che sceglie e paga con i soldi delle tasse, offre uno spettacolo così mortificante e indecente? La legalità non si insegna con i post sui social, ma con l’esempio. E qui l’esempio che arriva dall’alto è quello del “tutto è concesso”.
L’episodio della Villa non è un caso isolato, ma il sintomo di una malattia che, secondo l’opposizione, sembra aver infettato la macchina amministrativa: un mix di superficialità, malgoverno e una gestione del merito che appare come una parola sconosciuta. In una città dove l’impunità sembra essere diventata la regola, vedere un bene comune trattato con tale disprezzo è una ferita aperta per chi ama Casavatore.
Le conseguenze? Nessuna, secondo la previsione dei cittadini. Il timore è che domani quella stessa ditta tornerà a lavorare, a disprezzare le regole, senza che sia stato emesso un provvedimento sanzionatorio. Se così fosse, sarebbe l’ennesima conferma che a Casavatore la legalità è solo un’eccezione fastidiosa.
I cittadini non chiedono miracoli, chiedono vergogna. Quella vergogna che oggi molti casavatoresi provano per chi, stando sempre al punto di vista di molti componenti dell’opposizione, dovrebbe rappresentarli e invece li mortifica quotidianamente con controlli inesistenti e scelte discutibili.






