CASAVATORE, IL BILANCIO DEI SETTE MESI: L’ERA CELAJ TRA PROMESSE TRADITE E AULE DESERTE

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Sette mesi di amministrazione, oltre duecento giorni di governo, ma per Casavatore il “cambiamento” promesso in pompa magna durante la scorsa campagna elettorale sembra essere rimasto confinato nei manifesti già sbiaditi dal sole. Il bilancio di fine 2025 per la giunta guidata dal sindaco Fabrizio Celaj è decisamente in rosso: dalla sicurezza al decoro, passando per la gestione dei tributi, la cittadina dell’hinterland napoletano appare oggi più ferma che mai.
Il primo grande nodo irrisolto resta quello della sicurezza. Nonostante gli annunci, il controllo del territorio è ai minimi termini. La cronica carenza di organico della Polizia Municipale, unita a un sistema di videosorveglianza che continua a funzionare “a singhiozzo”, ha lasciato i residenti in uno stato di costante allerta.
Non va meglio sul fronte del decoro urbano. Passeggiare per Casavatore significa oggi fare lo slalom tra marciapiedi occupati, rifiuti non raccolti e una vegetazione che cresce incontrollata, divorando i bordi delle strade. Una situazione di degrado che stride con l’immagine di “cittadina modello” sbandierata pochi mesi fa.
A sollevare il polverone più alto è stata però l’inefficienza di alcuni settori chiave della macchina comunale. L’invio “a pioggia” di avvisi di accertamento IMU errati (spesso riferiti a prime abitazioni esenti o addirittura indirizzati a persone defunte) è diventato l’emblema di un Ufficio Tributi fuori controllo.
Ancora più grave è la denuncia che riguarda la gestione degli appalti pubblici. Sono stati segnalati casi di ditte al lavoro sul territorio senza che gli operai adottassero i necessari presidi di sicurezza previsti dalla legge. In un episodio specifico, un lavoratore ha addirittura rischiato la vita: un campanello d’allarme sulla mancanza di controlli e sorveglianza da parte degli organi comunali competenti.
Per i giovani e le associazioni sportive, l’amministrazione Celaj non ha ancora fornito risposte concrete. Sia il campo sportivo che il palazzetto dello sport restano chiusi, privando la comunità di spazi vitali per l’aggregazione e il benessere. Sette mesi non sono bastati per districare le matasse burocratiche o avviare quei lavori di manutenzione necessari alla riapertura.
Se la gestione amministrativa zoppica, quella politica non sembra godere di salute migliore. Il clima in Consiglio Comunale è tesissimo. L’opposizione lamenta un atteggiamento di chiusura e, soprattutto, una sistematica assenza dei componenti della Giunta durante il dibattito sulle interrogazioni.
I casi più eclatanti hanno riguardato l’assessore al Bilancio – assente nella seduta chiave del 29 dicembre 2025, dove si discuteva di IMU e “cartelle pazze” – e l’assessore all’Ambiente, che aveva precedentemente disertato il confronto su temi delicatissimi come la manutenzione del verde e l’installazione di ripetitori sul territorio. Un atteggiamento che le minoranze definiscono “una fuga dalle responsabilità”, che impedisce un sano confronto democratico e lascia i cittadini senza spiegazioni su come vengano gestite le risorse pubbliche e la tutela della salute.
Il 2025 si chiude per Casavatore con più ombre che luci. Il “modello Celaj” è chiamato ora a un cambio di passo immediato: i sette mesi di “rodaggio” sono terminati e la città non sembra più disposta ad accettare il silenzio e le promesse mancate.