Bisogna cambiare la legge elettorale. Gli elettori devono scegliere chi governa……

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De Gasperi vinse nel 1948 con la Democrazia Cristiana le elezioni con il proporzionale. Prese  il 48,5% dei voti e scelse di non costituire un esecutivo monocolore democristiano, pur avendone i numeri, ma di avvalersi dei partiti minori che lo avevano appoggiato nei precedenti esecutivi: PRIPLI ei PSLI, assicurando più rappresentanza anche ad altri settori della società e della politica italiana.

La legge elettorale attuale è invece maggioritaria: così la coalizione di centro-destra governa il Paese con il 44% dei voti, a cui vengono assegnati il 58%dei seggi parlamentari,con ilpremio di maggioranza.

Fratelli d’Italia, il partito che esprime la Premier, ha registrato(solo) il 26% dei voti.Mentre l’astensione nel 1948 era il 7% e fino al 1980 non ha mai superato il 10. Alle politiche del 2022,in Italia ogni 100 persone aventi diritto al voto, 36 si sono astenute, il dato più alto di sempre. Disinteresse ? Disaffezione alla politica ? in alcuni casi disgusto…forse. Probabilmente, si aggiunge anche il blocco delle preferenze. In pratica si vota “il listino” stabilito dalle Segreterie.

Dunque, Il primo motivo per andare a votare l’8 ed il 9 giugno, è che alle Elezioni Europee, si possono esprimere liberamente le preferenze, fino ad un massimo di 3: ATTENZIONE: Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso (ad esempio, nel caso di due preferenze: donna-uomo o viceversa; nel caso di tre preferenze: donna-donna-uomo o viceversa; uomo-donna-uomo o viceversa).Inoltre, l’attribuzione dei seggi avviene in maniera proporzionale ai voti ricevuti, (sempre che i partiti o le coalizioni abbiano superato lo sbarramento del 4%)

La proposta di “Premierato Forte, è stata spiegata dall’attuale maggioranza come “antitodo” allainstabilità dei governi. Tuttavia, il sistema maggioritario, già porta a sacrificare alcuni “pilastri” della democrazia, ovvero la proporzionalità, il ruolo delle minoranze, l’interrogarsi sugli “astenuti”, di cui nessuno veramente si cura poiché basta prevalere di qualche voto in più rispettoall’altro. Se – in tale contesto- venisse ulteriormente rafforzato il potere centrale, con preferenze bloccate ed un Parlamento di soli “nominati”, cosa accadrebbe? Anzitutto, è facile per noi immaginare un ulteriore “non ascolto” dei più deboli, dei meno organizzati, dei più piccoli raggruppamenti istituzionali, (forse) con il solo “diritto di tribuna” e così pure il mondo associativo ed il terzo settore. Al netto di tanti disonesti ed approfittatori, che inseguono solamente il proprio “particulare”,la varietà, il pluralismo del SISTEMA ITALIA, costituiscono un punto di forza della nostra civiltà,una fonte viva didemocrazia. Si potrebbe certo andare oltre nel delineare i rischi del premierato forte.

Il secondo piatto della bilancia su cui si fonda l’equilibrio del Governo è rappresentato dal Federalismo rafforzato o Autonomia differenziata richiesto a gran voce soprattutto dalla Lega. Piccola annotazione storica: Le attuali competenze già allargate delle Regioni sono state create dai governi del centro-sinistra nel2001,nella (vana) speranza di spingere la LEGA verso i lidi della sinistra. Questa sedicente e suggestiva riforma ha creato ben pochi benefici, soprattutto al SUD, dove povertà di risorse, amministrate male, mancanza di una robusta società civile ha consolidato burocrazia, disservizi e clientele ( e qualche rara eccellenza opera di qualche “illuminato” ma non certo frutto di strategie globali). L’Autonomia differenziata  è criticata da molti,  anche dalla Chiesa. La nostra piccola voce vi si aggiunge. Per il semplice motivo che questa riforma tende a “spaccare” l’Italia. Perché se ai territori più poveri (quelli del SUD) sono destinati solo o prevalentemente le lororisorse, senza meccanismi efficienti ed efficaci di perequazione, il rischio di un ulteriore peggioramento delle condizioni materiali, dei servizi sanitari, d’istruzione e sociali è incombente e grave. Attenzione, Direbbe qualcuno!Proprio qualche giorno fa ilSegretario di Forza Italia ha ribadito che il Federalismo differenziato non passerà senza aver prima definito i famosi LEP, ovvero   i livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi che devono essere garantiti in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Bene! Ma il fatto che questi LEP sianostati scritti in una Legge, la 328, del 1980, dopo quarant’anni qualche dubbio sulla effettiva volontà, è lecito che venga. In verità,l’unico che ha cercato di mitigare la follia di quella riforma del 2001 è stato Renzi, ma come accade, la sconfitta sul referendum, a seguito della grande ammucchiata (da Fini a D’Alema il procacciatore d’affari di armi) ne ha decretato a lungo la “damnatio memoriae”. Oggi si spera in un giudizio più equilibrato che limiti le contrapposte ali estreme: il PD, squartato dalle correnti, si è assiso su posizioni oltranziste per quanto concerne le ultime manifestazioni in Università, la cultura esclusivamente abortista, l’abbandono del riformismo economico-sociale, rincorrendo l’agenda sociale della CGIL e la preoccupazione di crearsi sempre un nemico.

Il cd. ”centro, ricostruito nuovo” è purtroppo ancora un luogo dove si stenta a fare RETE,  i cui attori principali appaiono distanti dalla lungimiranza e visione del grande Statista ricordato all’inizio, tuttavia come direbbe S. Paolo “Spes contra Spem “.