Arzano, Riscopre le sue radici: storia, famiglie e identità nel convegno sul Seicento

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Si è svolto presso la Parrocchia di Sant’Agrippino in Arzano il convegno e la presentazione del libro di Giovanni Grimaldi dal titolo “La comunità e le famiglie di Arzano nel ’600 fra storia, genealogia e fede”, un importante momento di approfondimento dedicato alla memoria storica della città.
L’iniziativa, promossa dall’Archivio Storico Diocesano di Napoli e dall’Istituto di Studi Atellani, ha visto la partecipazione di studiosi, rappresentanti istituzionali e cittadini, accomunati dal desiderio di riscoprire le radici storiche, familiari e spirituali della comunità arzanese.
A moderare l’incontro Bruno d’Errico, consigliere ISA e redattore di Rassegna. Sono intervenuti Don Pasquale Muto, parroco di Sant’Agrippino, Franco Montanaro, presidente ISA e l’autore Giovanni Grimaldi, membro ISA e ricercatore. Tra i saluti anche quelli del prof. Giovanni Bevilacqua, del dott. Andrea Piscopo, dell’arch. Ferdinando Silvestro, del dott. Bianco Andrea e del cav. Umberto Crescenzi, presidente della Fondazione Francesco II delle Due Sicilie. Ospite d’onore Don Giuseppe “Peppino” Maglione, responsabile dell’Archivio Storico Diocesano di Napoli.
Nel corso del suo intervento, Don Peppino Maglione ha offerto una testimonianza appassionata, sottolineando l’importanza dello studio serio e rigoroso delle fonti storiche. Ha evidenziato come la ricerca non sia un semplice accumulo di nomi, ma un lavoro paziente di ricostruzione delle identità e delle storie familiari che compongono il volto autentico della comunità. Richiamando figure del passato arzanese, tra cui un compositore locale attivo tra Napoli e Capua (poi nominato maestro di cappella a Campobasso) e altri personaggi ecclesiastici del Seicento, ha mostrato come Arzano abbia espresso nel tempo personalità di rilievo, spesso dimenticate, ma degne di essere riscoperte e valorizzate. La memoria, ha ribadito, è responsabilità collettiva.
Nel suo intervento, Giovanni Grimaldi ha sottolineato come la memoria storica rappresenti non soltanto identità, ma anche consapevolezza e relazione. Attraverso documenti d’archivio, testamenti, contratti dotali e atti notarili, emerge l’immagine di un’Arzano seicentesca profondamente legata alla fede, alla parrocchia e ai legami familiari.
Tra le famiglie analizzate nel volume di Giovanni Grimaldi spicca quella dei Ruta, poi italianizzata in Aruta, attestata ad Arzano già dal XVI secolo. Documenti del 1562 e del 1573 testimoniano la presenza di membri del casato, inizialmente provenienti da Casavatore, ma presto stabilitisi stabilmente nel territorio arzanese attraverso matrimoni e contratti dotali con famiglie locali.
La famiglia si radicò nella zona di Arzaniello, in quella che fu detta “Casa Ruta”. All’inizio del Seicento vi abitava l’onorevole Vincenzo Ruta con la moglie Galante D’Errichiello e i figli; nel 1623 egli dispose la divisione dei suoi beni tra figli e nipoti, lasciando l’usufrutto della casa alla moglie.
Nel Settecento il casato si espanse notevolmente: nello Status Animarum del 1707 risultano ben dodici nuclei familiari Ruta distribuiti nelle diverse piazze del paese. Da questi ceppi discendono le attuali famiglie Ruta e Aruta di Arzano. Numerosi atti notarili del XVIII secolo documentano compravendite, testamenti e rapporti economici con altre famiglie del luogo, segno di una piena integrazione nella vita sociale ed economica cittadina.
I Ruta utilizzavano come stemma quello noto dei Ruta di Napoli: “d’oro, ad un arbusto di ruta al naturale, movente dalla punta”, talvolta arricchito da tre stelle azzurre nel capo, simbolo di un’identità familiare radicata nella tradizione araldica napoletana.
Gli interventi del dott. Piscopo e del prof. Giovanni Bevilacqua hanno sottolineato soprattutto l’importanza della testimonianza delle edicole votive. Si ricorda il volume Edicole sacre nella città di Arzano di Giovanni Bevilacqua, un’opera che mette in luce come queste piccole testimonianze di religiosità popolare rappresentino un patrimonio prezioso di fede, arte e memoria collettiva, segni concreti del legame profondo tra la comunità arzanese e la propria tradizione spirituale, meritevoli di tutela e valorizzazione.
Il dott. Andrea Bianco ha portato i saluti della ProLoco Arzanostra, evidenziando l’impegno costante dell’associazione nel recupero e nella valorizzazione delle tradizioni locali. In particolare, è stato sottolineato il lavoro svolto per la riscoperta della tradizione presepiale e per la promozione della Festa di Santa Giustina, momenti identitari fondamentali che rafforzano il legame tra memoria storica e vita comunitaria contemporanea.
La Parrocchia di Sant’Agrippino che sarà destinataria del ricavato netto della vendita del libro di Grimaldi, si conferma cuore pulsante della vita spirituale e sociale del paese.
L’incontro si è configurato come un autentico momento di comunità, quella che sa aggregarsi scevra da settarismi e gelosie. Un appuntamento che conferma quanto la riscoperta del passato sia uno strumento essenziale per rafforzare il senso di appartenenza e costruire con maggiore consapevolezza il futuro.