Arzano, nessuno vuole il bene confiscato: tre bandi deserti. E la sede destinata alla cultura diventa a uso economico.

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Arzano, nessuno vuole il bene confiscato: tre bandi deserti. E la sede destinata alla cultura diventa a uso economico
ARZANO – Tre avvisi pubblici, tre tentativi di affidare gratuitamente un bene confiscato alla criminalità organizzata per attività culturali e sociali. Risultato: nessuna richiesta. Una circostanza che oggi porta il Comune di Arzano a cambiare strada, trasformando la destinazione dell’immobile di via Pecchia da finalità sociale a finalità economica.
È quanto emerge dalla deliberazione di Giunta comunale n. 7 dell’11 agosto 2026, con la quale l’Amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Vitagliano ha approvato la modifica della destinazione d’uso del bene confiscato, trasferito al patrimonio indisponibile del Comune nel 2015.
Ma è soprattutto la storia degli ultimi anni a sollevare qualche interrogativo.
Nel febbraio 2024 il Comune aveva pubblicato un primo avviso per individuare enti e associazioni ai quali concedere gratuitamente l’immobile, indicando espressamente come ambito di intervento la “Cultura – attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale”. Non arrivarono richieste e il Comune decise persino di prorogare i termini. Anche dopo la proroga, però, il bando si concluse senza partecipanti.
Nel settembre dello stesso anno l’Amministrazione ci riprovò con un nuovo avviso, questa volta ampliando l’ambito alla cultura e alla promozione di attività finalizzate all’inclusione sociale e alla tutela dei diritti sociali, civili e ambientali. Ancora una volta nessuna richiesta. Nel maggio 2025 arrivò il terzo tentativo, comprendendo anche la promozione dello sport e delle attività culturali. Anche questo avviso terminò senza manifestazioni di interesse.
Un paradosso sul quale sarebbe opportuno aprire una riflessione pubblica.
Possibile che in una città nella quale operano associazioni culturali e sociali, alcune delle quali negli anni risultano destinatarie di contributi pubblici comunali o sovracomunali, nessuno abbia ritenuto interessante neppure valutare la possibilità di utilizzare gratuitamente un bene confiscato alla criminalità organizzata?
Naturalmente essere destinatari di un contributo pubblico non comporta alcun obbligo di partecipare a un bando per la gestione di un immobile. E l’atto comunale evidenzia anche un problema concreto: gli elevati costi di ristrutturazione e gestione del bene. Ma il dato politico e culturale rimane.
Una sede confiscata alla criminalità organizzata non è soltanto uno spazio fisico. Potrebbe rappresentare un simbolo potentissimo: un luogo sottratto all’illegalità che torna alla comunità attraverso cultura, aggregazione, sport, attività per bambini e iniziative sociali.
Eppure, non una domanda. Forse bisognerebbe aiutare le associazione attraverso strutture come il CSV, ad esempio.
Preso atto dell’assenza di manifestazioni di interesse, degli elevati costi di ristrutturazione e gestione e della necessità di tutelare il patrimonio comunale, il Comune aveva già chiesto nel luglio 2025 all’Agenzia competente il cambio di destinazione, ipotizzando un utilizzo istituzionale oppure economico.
La Giunta ha ora deciso di procedere con la finalità economica, prevedendo la valorizzazione dell’immobile attraverso una concessione a titolo oneroso e demandando agli uffici la predisposizione di un nuovo avviso pubblico.
C’è però un elemento importante: il bene non perderà completamente la propria funzione sociale. La normativa consente infatti l’utilizzo economico dei beni confiscati purché i proventi vengano reimpiegati per finalità sociali. Nel caso di Arzano, la deliberazione stabilisce espressamente che le entrate saranno destinate prioritariamente a finalità sociali e, in particolare, al sostegno delle attività ricreative per bambini.
Resta però una fotografia sulla quale Arzano dovrebbe interrogarsi: quando un bene confiscato viene offerto gratuitamente per fare cultura, inclusione, sport e attività sociali e nessuno si presenta, il problema non riguarda soltanto il Comune. Riguarda anche la capacità del territorio e del suo associazionismo di trasformare le opportunità pubbliche in progetti duraturi.
Perché organizzare eventi è importante. Ottenere finanziamenti per realizzarli può essere utile. Ma assumersi la responsabilità di restituire stabilmente alla collettività un luogo sottratto alla criminalità attraverso l’associazionismo avrebbe un valore culturale e civile ancora più grande.