Arzano, La sua passione è stata determinante nel ciclo calcistico…………

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di Giovanni Aruta .

Salvatore De vita è una persona eccezionale, appassionato al calcio con la voglia sempre di vincere e di creare ambienti sani e pieni di entusiasmo. La sua passione l’ha portato nel calcio.

Inizia la sua avventura in un passato lontano con la qualifica di segretario dell’Arzanese ai tempi di Pasquale De Rosa, Benito Ferone. Era un bella Arzanese con il tecnico Enzo De Falco e con i calciatori del calibro di Antonio Piccolo (portiere oggi presidente dei giovani del Scampia) Panza, Vittorio Piccolo, Giuliano, De Martino, Cavallino e Berenzone ecc….

Altri tempi, eravamo negli anni ’80, il calcio andava alla grande, Poi  l’uscita di scena. Ma il suo rientro avviene nell’ era Serrao. Infatti il gruppo Serrao entrò alla  grande dando un tocco in più all’Arzanese.  Salvatore De Vita   è stato dal 2004 fino al 2015 direttore generale e amministratore unico della società arzanese. In verità, prima dell’Arzanese, lui ha iniziato con il calcio amatoriale con tornei con gli amici. “Passione per il calcio puro, un divertimento così intenso. Purtroppo non è sempre così. più si sale di categoria più diventa un affare. Abbiamo visto soprattutto in Lega Pro che abbiamo costruito un’azienda. Noi lo abbiamo inteso come passione, nonostante tutto”.

Parla quasi commuovendosi. Si vede che ancora ha tanta passione. Gli scappano quasi le lacrime quando ricorda gli 11 passati con il gruppo Serrao.

“Il gruppo Serrao è stato quello che ha portato l’ Arzanese in Lega Pro. Tre anni alla grande senza mai giocare al Sabatino De Rosa. Peccato perché se avessimo avuto lo stadio probabilmente avremo giocato più tempo nel calcio professionistico. Sono stati tre anni straordinari, ad Arzano tutti ricordano grandi sfide: Arzanese Catanzaro 2-0; Arzanese- Benevento 2-0 ; Arzanese- Perugia 2-2; Aquila- Arzanese 0-1 e tante altre vittorie. Peccato solo che retrocedemmo in occasione della riforma dei campionati. Sono però convinto che se avessimo avuto il nostro stadio ci saremmo salvati, magari senza passare neanche per i play-off. Non è che cosa che posso dire con certezza, ma ne sono sicuro”.

Ma non era il calcio che lei amava, a quello che ci è dato di capire…

“Mi spiego: io amo il calcio puro, quello amatoriale. In Lega Pro è un’altra cosa. Ci sono tanti soldi in ballo, la passione non viene meno, ma la vivi con un’altra intensità. Vedo giocatori, giocatori professionisti, che giustamente lo vivono come lavoro. Per alto è anche giusto che sia così. Anche i dirigenti sono costretti a fare i conti, a calcolare al centesimo i soldi che escono. Non è una questione solo di disponibilità economica. Sei dentro un’azienda che ha un discreto fatturato. Devi necessariamente badare alla sostanza. Il calcio amatoriale lo vivi con più distacco, ma anche con maggiore passione”.

De Vita adesso ha 80 anni, ma ancora ha tanta voglia di fare calcio, sia pure in una posizione più defilata. “A 80 anni non sono  in grado di stare in prima linea. Metterò la mia esperienza che ho maturato. Peccato che il campo è ancora chiuso. Ringrazio il Senatore Silvestro per l’impegno per lo stadio”.