*Le origini del nodo urbanistico*
Per comprendere la situazione, occorre fare un passo indietro. Dal 1977, il Piano di Fabbricazione (PdF) del Comune di Arzano – tuttora vigente – classifica quell’area come “Zona I2”. Nel corso degli anni, con la Legge Regionale n. 1/2000, la Regione Campania ha demandato ai Comuni l’obbligo di dotarsi del SIAD (Strumento di Intervento per l’Apparato Distributivo), ovvero il Piano Commerciale.
La legge regionale 1/2000 prevedeva l’adozione dello SIAD in adeguamento o in variante allo strumento urbanistico vigente (Programma di Fabbricazione).
*Il SIAD e la vocazione commerciale dell’area*
Avendo un’area già urbanisticamente predisposta per le attività commerciali(zona I2 art.9 e 9bis delle norme di attuazione del PdF del Comune di Arzano) il Comune ha adottato il SIAD in mero adeguamento al PdF (Programma di Fabbricazione) vigente. Nello specifico, con delibera n. 85 del 30 settembre 2008 e delibera 42/2008, la Commissione Straordinaria – insediatasi a seguito dello scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche – ha ratificato questo adeguamento nel rispetto dell’art. 13 della L.R. 1/2000.
La delibera n.85 del 30 settembre 2008 dichiara espressamente che : “l’atto adottato è un adeguamento dello Strumento d’Intervento dell’Apparato Distributivo, secondo quanto previsto dall’art.13 della L.R. 1/2000 ed è stato redatto in conformità dello strumento urbanistico vigente, che è il Programma di Fabbricazione, approvato con D.P.G.R.C. nr. 361 del 4.2.1977.Nella fattispecie le aree previste sia per le grandi strutture di vendita che per le medie, sono tutte ubicate in zona I2 (zona D ai sensi del D.M. 2.4.1968), quindi produttive e di conseguenza compatibili con le attività commerciali.
Il suddetto adeguamento ha ricevuto il visto di conformità regionale con Decreto Dirigenziale n.363/2008 (allegare foto).
L’art. 8 comma 1 della circolare recante le indicazioni operative in merito alla legge regionale della Campania 9 gennaio 2014 n.1 stabilisce che:
“Lo SIAD svolge la funzione esaustiva del potere di programmazione e pianificazione del territorio ai fini urbanistico-commerciali, cioè per quanto attiene alle strutture distributive, sia nelle aree private che nelle aree pubbliche, con la funzione, a tal fine, di stabilire le destinazioni d’uso delle zone territoriali e degli immobili”.
*La conferma in tribunale*
La validità di questa destinazione non è solo scritta sulla carta, ma è stata persino difesa legalmente dallo stesso Ente. In passato, quando una società tentò di aprire un’attività commerciale all’interno della zona ASI, il Comune si oppose fermamente. In sede giudiziaria, l’amministrazione vinse la causa sostenendo proprio che l’unica area deputata dal Piano Commerciale allo sviluppo di tali strutture fosse la Zona I2 di Via Atellana, e non l’area ASI.
*Il paradosso attuale e i lavoratori a rischio*
Alla luce di queste premesse inequivocabili, l’attuale stallo appare incomprensibile. Importanti realtà commerciali, come MD e altre aziende situate nell’area dell’ex stabilimento Merisinter, sono oggi oggetto di aspre contestazioni e riescono a restare aperte esclusivamente grazie alle sospensive concesse dal Consiglio di Stato.
*Una soluzione già scritta?*
La precedente amministrazione comunale aveva individuato come soluzione l’approvazione del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale). Tuttavia, la domanda sorge spontanea: perché attendere un nuovo PUC se la vocazione commerciale dell’area era già stata ampiamente prevista, ratificata e difesa in tribunale grazie agli strumenti normativi precedenti?
Perché il comune di Arzano non applica la legge attuale e vigente (SIAD)?
Tutto ciò che sta accadendo non fa altro che frenare l’attività imprenditoriale. Resta da chiedersi: a chi giova questo stallo burocratico e perché si continuano a mettere a repentaglio investimenti e posti di lavoro per un problema che, di fatto, era già stato risolto?














