Arzano, Caos delle Coalizioni tra ritirate e grandi assenze!

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Il quadro politico che si sta delineando ad Arzano ha tratti quasi paradossali, al punto da rendere difficile per gli stessi elettori orientarsi con chiarezza. La presenza di due candidati con lo stesso cognome – Giuseppe Vitagliano per il centro-sinistra e Franco Vitagliano per l’area centrista – non è solo una coincidenza curiosa, ma rischia concretamente di generare confusione nelle urne, diventando il simbolo di una politica locale che appare sempre più ingarbugliata e poco leggibile.
Nel campo del centro-sinistra, la situazione è particolarmente delicata. L’eventuale ritiro del simbolo del Partito Democratico – causa la forte resistenza interna a digerire la candidatura di Peppe Vitagliano a marchio Forza Italia – rappresenterebbe un colpo durissimo, non solo sul piano elettorale ma anche su quello simbolico. Senza il riferimento a un “brand” nazionale e, soprattutto, senza l’alleanza con il Movimento 5 Stelle, la coalizione guidata da Giuseppe Vitagliano perderebbe quella configurazione di “campo largo” che, in un contesto complesso come quello arzanese, è spesso l’unica garanzia di equilibrio e tenuta amministrativa. Si tratterebbe, di fatto, di un ridimensionamento politico che rischia di indebolire ulteriormente un’area già fragile.
Sul fronte del cosiddetto Terzo Polo o centro, la situazione non appare più solida. Il ritiro di Francesco De Rosa è indicativo delle difficoltà nel costruire una sintesi credibile all’interno del CDU. Parallelamente, l’apertura di Franco Vitagliano verso forze come Fratelli d’Italia e Lega finisce per snaturare l’idea stessa di “centro”, trasformandolo progressivamente in un polo conservatore allargato. Una scelta che sembra rispondere più alla volontà di intercettare il consenso dei partiti oggi al governo nazionale che a una reale costruzione di un’identità politica autonoma.
In questo scenario già complesso, pesa come un macigno il ritiro di Arzano Alternativa. Non si tratta soltanto di una lista in meno, ma della scomparsa – almeno in questa tornata elettorale – di uno spazio politico che tentava di muoversi fuori dagli schemi tradizionali. La citazione di Antonio Gramsci scelta nel loro commiato non è un semplice esercizio retorico, ma un atto di accusa molto netto: lascia intendere che il sistema politico locale sia talmente compromesso da rendere inutile qualsiasi tentativo di riforma dall’interno, almeno nel breve periodo. Il loro “ricominciare dall’inizio” suggerisce una volontà di ripensamento e riorganizzazione fuori dalle istituzioni, forse come laboratorio civico o come soggetto di controllo. Tuttavia, per la città, questa scelta comporta una perdita immediata e significativa in termini di pluralismo.
A rendere il quadro ancora più povero è la grande assenza della sinistra alternativa, ecologista e radicale. Dopo l’esperienza dell’ex sindaca Esposito, queste componenti sembrano essersi dissolte nel tessuto politico locale, lasciando un vuoto difficile da colmare. È un’assenza che colpisce ancora di più se si considera che, a livello regionale, soprattutto l’area ecologista continua a essere ben rappresentata e attiva. Ad Arzano, invece, queste istanze – che pure intercettano temi cruciali come ambiente, sostenibilità e giustizia sociale – risultano oggi completamente marginalizzate, se non del tutto scomparse.
Nel frattempo, il dibattito politico continua a ignorare o a trattare superficialmente alcune questioni fondamentali per il futuro della città. Tra queste spiccano due temi centrali: la cabina elettrica di via Sensale e la Linea 10 della metropolitana.
Il caso di via Sensale è emblematico di una gestione politica carente. Un’opera di circa 20.000 metri quadrati, collocata in prossimità di scuole come il Wojtyla e il Bruno Giordano, non può essere calata dall’alto né affrontata con strumenti tardivi come i ricorsi al TAR. Qui sarebbe stato necessario un vero lavoro di mediazione politica, capace di bilanciare le esigenze energetiche – come la riduzione dei blackout – con la tutela della salute pubblica e del territorio. Una mediazione che, finora, è mancata quasi del tutto.
Ancora più evidente è il silenzio – o peggio, la sottovalutazione – su quella che ormai non è più una promessa, ma una realtà avviata: la Linea 10 della metropolitana. Il contratto esecutivo è stato firmato il 30 marzo 2026, dando ufficialmente il via alla fase dei lavori per una delle infrastrutture più importanti dell’area metropolitana di Napoli.
Si tratta di un’opera strategica, già aggiudicata e finanziata nella sua prima fase, che collegherà la stazione dell’Alta Velocità di Afragola con Napoli, attraversando Casoria, Casavatore e l’area nord della città, con un tracciato di oltre 12 chilometri e numerose stazioni.
Eppure, proprio mentre il progetto entra nella sua fase operativa, Arzano rischia di restare ai margini. La linea principale non prevede una fermata pienamente funzionale al tessuto urbano e produttivo cittadino, relegando il territorio a una posizione intermedia tra stazioni pensate per altri comuni. Una beffa ancora più amara se si considera che, nei progetti originari, era prevista una diramazione dedicata – il cosiddetto “baffo di Arzano” – poi scorporata e rinviata a un futuro incerto.
In altre parole, mentre la metropolitana si fa – davvero – Arzano rischia di restare a guardare.
Ed è forse proprio questo il punto più critico dell’intero quadro: una politica locale frammentata, ripiegata su equilibri interni e giochi di coalizione, che sembra incapace di incidere sulle grandi scelte infrastrutturali. Perché tra simboli che scompaiono, alleanze che si trasformano e spazi politici che si svuotano, il rischio concreto è che le decisioni più importanti vengano prese altrove – e che Arzano continui, ancora una volta, a subirle. Ed entrambi i candidati rischiano seriamente di andare a rinforzare il gruppo dei “Sindaci che si fanno un giro di giostra”.