ARTURO LEPORI, L’EROICO CICLISTA DA NON DIMENTICARE.

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di Margherita De Rosa.

Continua il nostro viaggio, indubbiamente nostalgico, tra quelle che furono le memorie che diedero lustro alla nostra città. Indubbiamente, tra queste va ricordata la figura di Arturo Lepori, il cui nome, fino ad alcuni decenni addietro era legato un circolo collocato in via Nicola Rocco e del quale non vi è più alcuna traccia, sparito nel nulla, per volere di chi e perché non ci è dato saperlo. Certamente i nostri ragazzi ignorano, ed è inevitabile, chi sia stato Lepori, ignari del fatto che Casoria annovera trai suoi grandi anche un ciclista straordinario, tragicamente scomparso nel corso di una gara a soli 18 anni…i più attempati ricorderanno, oltre all’eroico atleta, anche l’epoca in cui il ciclismo a Casoria costituiva uno sport degno di nota e che oggi rimane passione per pochi, che si cimentano in corse amatoriali, ma non esiste nessuno che si appassioni a tale disciplina, come avveniva in passato e anche di questo le cause sono ignote. Comunque torniamo alle memorie e ricordiamo quella che fu la drammatica storia di Arturo Lepori: ciclista per vocazione, troppo rapidamente vide la su promettente carriera troncata per un mortale incidente avvenuto nel corso della settima tappa di quella che allora era la Coppa Caivano ( ahimè, non solo Casoria ha perso industriosità e spirito d’iniziativa, ma anche i paesi limitrofi…)… Il terreno era sdrucciolevole e, nel contempo, polveroso e, in questa non facile condizione, la giovane promessa del ciclismo nostrano, si adoperava al fine di riprendere lo svantaggio che lo separava dagli altri concorrenti; improvvisamente , si racconta, una nebbia si sollevò dinanzi al suo sguardo e Arturo non riuscì a distinguere con chiarezza il pericolo che si profilava dinanzi a sé: un carro trainato da un bue ( parliamo di realtà remote, questo è più che evidente, e di zone rurali, mal tenute, certo non idonee ad una gara ciclistica): questo carro procedeva frontalmente alla bici di Arturo che dalla bestia fu ferito a morte…sembra, questa triste storia, la sceneggiatura di un film strappalacrime, eppure fu proprio così che ebbero fine la giovane esistenza e la carriera di un promettente ciclista casoriano, del quale per anni si è tenuto vivo il ricordo, non solo per l’esistenza di circoli a lui dedicati ma anche perché si è tentato in diverse maniere di far sì che questo sport avesse, localmente, degli adepti e ci fossero dello stesso Arturo emuli degni, ma non è stato così. Tuttavia non è corretto affermare che il tutto sia precipitato nell’oblio: quel disgraziato 30 aprile del 1922 è stato totalmente ignorato, anzi, nell’immediato, l’evento sollevò oltre ad un’inevitabile ondata di immensa commozione per la tragicità dell’accaduto, anche il sorgere spontaneo di una volontà di mantenere in vita la memoria del Lepori per il tramite di iniziative attinenti al ciclismo e fu così che gli amanti di tale sport diedero vita al Primo Trofeo Arturo Lepori che nel 1923 ebbe il suo ufficiale inizio : bisognava percorrere 170 chilometri, partendo da Casoria , terra natale del compianto Arturo, e concludere qui la gara. Il percorso non era molto agevole, bisognava infatti percorrere i gradilli di San Leucio, passare per Roccamonfina e procedere per la nostra Casaurea; ma il momento più brillante per il ciclismo casoriano giunse nel 1959, quando l’ormai famoso trofeo Lepori fu conquistato da Livio Trapè, che mieté ben altri successi, così come avvenne per altri ciclisti insigniti del nostro glorioso premio locale. Poi, negli anni settanta cala il sipario su questo glorioso scenario ma, fortunatamente, nonostante i mille problemi di questa terra, c’è chi non dimentica ed è pronto a scommettere sulla ripresa del ciclismo di casa nostra, per cui ci proponiamo di tornare sull’argomento, non più in chiave patetica e nostalgica ma con lo spirito di chi sa che c’è ancora chi può e desidera investire in uno sport che fece grande Casoria e che in Arturo Lepori rivive , non solo in virtù del suo tragico destino, bensì per quella promessa certa di gloria che lui rappresentò e sempre rappresenterà per la nostra terra, fungendo magari da sprone per i più giovani: a quanti pensano che ricordare sia un vano esercizio, tipico della senilità, vale la pena citare l’invito immortale del celeberrimo Ugo Foscolo, per il quale “A egregie cose il forte animo accendono le urne de’ forti”: un esempio da imitare, dunque, quello di Arturo Lepori, non certamente per la drammatica conclusione del suo breve percorso terreno, ma per l’ardore, l’amore la passione che egli era capace di infondere in quello sport che era la sua stessa ragione di vita e che riempiva di orgoglio ed entusiasmo i suoi concittadini: e allora, riviva Casoria anche sotto questo aspetto, poiché nulla é impossibile, basta volerlo!
Margherita De Rosa