a cura di Vincenzo Piscopo
Lei è stato per tanti anni Direttore della U.O.C. Terapia Intensiva Fegato (UTIF) presso l’Azienda Ospedaliera di rilievo nazionale Antonio Cardarelli di Napoli. Sulla base della sua lunga esperienza, può dirci quali sono le principali patologie epatiche che colpiscono i pazienti della Regione Campania?
Per precisione sono stato anche direttore del Dipartimento Trapianti della AORN CARDARELLI e ho partecipato ai primi 1.000 trapianti della Regione Campania.
Per rispondere alla sua domanda, le principali patologie sono:
Epatite C (HCV): Si stima che in Campania vi siano ancora oltre 100.000 soggetti portatori di infezione da HCV. L’HCV rappresenta la causa principale di epatopatia cronica, riscontrabile nel 62% delle epatiti croniche e nel 73% degli epatocarcinomi;
Epatocarcinoma (Tumore al fegato): La nostra Regione mostra un tasso di tumori epatici primitivi più alto rispetto al dato nazionale, sia nei maschi che nelle femmine. La stima al 2020 era di circa 1.099 nuovi casi annui, con un tasso di mortalità standardizzato del 33,2 per 100.000 abitanti nei maschi e del 14,1 nelle donne;
Malattia da fegato grasso (NAFLD/MAFLD): Considerata la “vera epidemia del terzo millennio”, la steatosi epatica è in forte crescita, spesso associata a sindromi metaboliche;
Epatite A (Emergenza 2026): A marzo 2026 si è registrato un boom di casi di epatite A, con 133 contagi riscontrati, spingendo le autorità a rafforzare i controlli sulla filiera alimentare, in particolare sui molluschi.
Nonostante l’alta prevalenza, il trend temporale di incidenza dei tumori epatici dal 2010 al 2024 è in costante diminuzione. Anche la mortalità per cirrosi ed epatocarcinoma mostra un significativo decremento annuo.
Poiché spesso si fa grande confusione sui sintomi delle malattie epatiche, può dirci quali devono necessariamente procurare allarme in un soggetto? E una persona che non accusa sintomi particolari deve comunque sottoporsi a controlli periodici a fini di prevenzione, magari non invasivi?
Generalmente le patologie epatiche insorgono in maniera subdola; sicuramente sarebbe utile praticare in età adulta almeno una volta all’anno esami ematochimici che comprendano un profilo epatico. Aggiungo che in molti casi l’astensione dall’alcol ed una dieta che escluda l’assunzione di alimenti processati può essere sufficiente a ripristinare non solo la salute “epatica” ma anche un “metabolismo sano” con le evidenti ripercussioni benefiche sulla totalità delle malattie, sull’invecchiamento e la qualità della vita.
Dal suo osservatorio, come definisce la situazione attuale relativa alle infezioni da epatite a Napoli e provincia?
Probabilmente le infezioni sono incominciate con l’arrivo di mitili infetti e si sono diffuse in un contesto di condizioni igienico-sanitarie non fantastiche.
Lei ha lavorato tra l’altro con i professori Antonio Ascione e Oreste Cuomo. Che ricordi conserva di entrambi?
Sono stati e sono buoni amici, professionisti di elevato profilo scientifico ed umano.
Può raccontarci un episodio che l’ha resa particolarmente felice nel corso della sua esperienza professionale? Noi ricordiamo l’episodio dei due trapianti, e di due vite salvate in 18 ore, che l’hanno vista protagonista insieme al Dott. Giovanni Vennarecci.
Le “MARATONE TRAPIANTOLOGICHE” hanno avuto un grande impatto mediatico, ma sono rimasti nel mio cuore alcuni pazienti pediatrici palestinesi (Karim di 4 anni ed altri): speriamo che non li hanno ammazzati.
Cosa può dirci in relazione all’importanza della donazione degli organi? E quanto è importante, in tal senso, l’organizzazione relativa alla donazione?
La donazione di organi è un potente indicatore dell’efficienza della rete delle emergenze e, come diceva Totò, “ho detto tutto”.
I cittadini spesso si lamentano della Sanità in Campania, soprattutto per le liste di attesa. Come giudica l’attuale situazione sanitaria nella nostra Regione, in particolare nell’ospedale Cardarelli, dove lei ha lavorato tanti anni?
Le rispondo con questo elenco:
Quando le strutture territoriali saranno efficienti nel preservare l’equilibrio dei soggetti fragili (ad una certa età lo diventeremo tutti);
Quando il privato approccerà la sanità “economicamente vantaggiosa” nella stessa misura di quella più impegnativa come nel pubblico;
Quando la gestione sarà solo dei tecnici e non della politica,
forse, allora, si incomincia a ragionare. Per quanto concerne il Cardarelli, come diceva il dottor Ciro Verdoliva, è ed è sempre stato “O’ Spitale e Napule”.
Nella nostra città ci sono medici di altissimo profilo; perché tanti nostri concittadini vanno a curarsi fuori Regione?
Forse per organizzazioni più impegnate a ridurre al massimo il disagio degli utenti e degli operatori.
Quali sono i centri di eccellenza in Campania relativamente alla cura delle patologie epatiche e grastroenterologiche?
Sicuramente il Cardarelli ma anche tutti gli altri nosocomi della Regione.
Preservare una corretta funzionalità del fegato è di fondamentale importanza. Quali sono gli alimenti e le bevande che andrebbero evitati, o assunti con moderazione, per prevenire l’insorgenza di patologie epatiche? E lo stile di vita può incidere in tal senso?
Assolutamente NO ALCOL e attenzione al “cibo spazzatura”.
Quanto è stressante svolgere la sua professione? La consiglierebbe ai giovani studenti?
Fare il dottore in medicina è per molti, fare il medico è per pochi.
Quanto è stato importante nella sua vita, il “giuramento di Ippocrate”?
Dovrebbe essere adottato in tutte le professioni, soprattutto in politica.
Cosa pensa della eutanasia?
La risposta è già stata scritta nel “giuramento di Ippocrate”.
Cosa pensa delle campagne contro le donazioni?
Sciocchezze di disturbati mentali.







